Come i comportamenti dei consumatori evidenziano la crisi

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Di chiacchiere sulla crisi se ne sono sentite tante, soprattutto da parte di chi la crisi la sta attraversando senza sentirla: politici, ministri tecnici, autorevoli commenatori ed editorialisti vari, parlamentari incollati da decenni alla poltrona.

Ma nulla meglio dei numeri della grande distribuzione (GO) e della grande distribuzione organizzata (GDO) e dei comportamenti dei consumatori possono dare l’esatta percezione di quanto la crisi stessa incida sulle tasche degli italiani.

Partiamo dalla strategia che un grande gruppo multinazionale con interessi cha vanno dall’abbigliamento, alla chimica, all’alimentare, come l’Unilever che ha annunciato: presto arriveranno sul mercato le mini confezioni per chi ha poco da spendere. L’idea è quella di adattare le confezioni alle esigenze ridimensionate degli acquirenti. “Se un consumatore in Spagna – afferma Jan Zijderveld, capo del business europeo di Unilever – può spendere solo 17 euro quando si reca a fare la spesa, non saremo in grado di vendergli la polvere per lavare la biancheria a un prezzo che corrisponde a metà del suo budget”. (fonte GDOnews)

“In realtà le mini confezioni esistono già e vendono commercializzate nei paese emergenti dove la capacità di spesa del consumatore è ancora più bassa che nei paesi europei in crisi, ed in effetti in quei paesi funziona.
Ma la domanda è: da noi funzioneranno?

Innanzitutto va chiarito che otre che una stategia per il sellout quella delle mini confezioni è anche una strategia per aumentare la marginalità. Ovviamente a parità di peso la mini confezione sarà molto meno conveniente per questioni di incidenza dell’imballo ma non solo: Unilever infatti si aspetta un aumento della marginalità dello 0,2% (questo è quanto dichiarato).
Indipendentemente da questa legittima strategia del Gruppo, l’attenzione va posta sulla reazione del consumatore nostrano in confronto al consumatore di un paese emergente di fronte ad un queste nuove confezioni. Il nostro consumatore è sicuramente più attento ed evoluto, meno attratto dal prodotto di marca e, specialmente in questo periodo, estremamente concentrato sul risparmio. La nostra impressione è che questa strategia finirà col favorire ancora di più la diffusione e la vendita dei prodotti corrispondenti a marca commerciale e che il passo potrebbe rivelarsi controproducente, anche per la sensibilità ecologia che oggi contraddistingue il nostro consumatore (a differenza di quella dei paesi emergenti), che potrà avere sicuramente un peso importante nel valutare il cambio di confezionamento.”

E’ sempre GDOnews che scrive.

“Il 25% delle famiglie è costretto a indebitarsi per tirare avanti. La spesa intelligente cede il passo alle rinunce: ormai si compra di meno. Sei famiglie su dieci dichiarano di essere in difficoltà economica. E, se il 2012 è stato un annus horribilis per l’Italia, si prospetta una nuova tempesta, con il rincaro delle materie prime e un aggravio già stimato in altre 400 euro a famiglia. È un panorama desolante, quello che emerge dal Rapporto Coop “Consumi e distribuzione”. Si risparmia su tutto, a partire dalle automobili per arrivare all’abbigliamento e al cibo. Cresce solo il commercio online, che segna un più 20%.
Afferma la Coop: “Su uno scenario negativo che interessa tutta Europa si colgono le avvisaglie di una ulteriore tempesta in arrivo per il 2013 con un’inflazione in crescita che potrebbe raggiungere i livelli del 2007/2008. Già registriamo rincari dei listini che sfiorano il 5%, un dato che si aggiunge alla perdita di potere d’acquisto dei consumi degli italiani. Di fronte a un mutamento strutturale dei consumi è però necessario un cambio di prospettiva; inderogabile un patto anti-inflazione concordato tra Governo e imprese dell’industria e della distribuzione che ha lo scopo di neutralizzare in tutto e almeno in parte i rincari incombenti e che aiuti i 20 milioni di famiglie italiane a reddito medio basso e medio maggiormente colpite”.

Soffermandosi sulle acrobazie di spesa, emerge come si risparmi a partire dalla triade che un tempo caratterizzava l’immagine dell’italiano medio: l’automobile, il cibo, l’abbigliamento. Non bastano più strategie di risparmio: semplicemente, si compra di meno.

Per sentire la campana di una parte importante della distribuzione italiana in campo alimentare vediamo cosa scrive la Coop: “Oggi le strategie di risparmio come il fare la spesa più frequentemente per non creare troppe riserve, il ricorso alla privale label e alla promozione non bastano più (anche se nell’anno in corso grazie alle strategie di risparmio e a parità di volumi acquistati gli italiani hanno risparmiato un milione di euro); si è come dire raschiato il barile ed è arrivato il tempo della rinuncia vera e propria tanto che per la prima volta si assiste a una contrazione reale degli acquisti (-1,4% a volume nella gdo nei primi sei mesi del 2012). Ma il taglio degli acquisti non vuol dire automaticamente una diminuzione dei consumi se è vero che ancora oggi si butta via l’8% dei prodotti alimentari acquistati. Anzi sembra proprio che gli italiani abbiano tagliato gli sprechi e si fa attenzione al superfluo. Calano infatti gli acquisti di pane, degli snack fuori pasto, delle bevande e dei prodotti per l’igiene della casa. Proprio quei segmenti dove un consumo più attento permette di limitare gli sprechi”.

Cambia anche la fisionomia della spesa: il 52% si concentra sui servizi – spesso obbligatori, come le casa e le utenze – e non sui beni fisici. I prodotti alimentari pesano solo per il 14% del totale della spesa e peggio stanno i beni durevoli a cui viene destinato solo l’8% del budget familiare. Nel carrello della spesa aumentano solo i prodotti salutistici (+3% nell’ultimo anno e +26% dal 2007), il bio (+10% nei primi sei mesi di quest’anno) il pronto (+2% nell’ultimo anno e +28% dal 2007), mentre cedono gli acquisti complessivi del largo consumo. Prima del 2014, afferma la Coop, non si può ipotizzare una ripresa della capacità di spesa.

Rispetto agli altri europei, gli italiani sono più infelici. Il 2012 è il momento peggiore dal dopoguerra. È caduta anche l’immagine dell’italiano risparmiatore: “per cercare di mantenere inalterati o cambiare di poco i livelli di consumo, – evidenzia la Coop – gli italiani hanno fatto registrare dal 2008 all’anno scorso una caduta del tasso di risparmio che rappresenta un caso unico nel panorama internazionale e spazza via l’immagine di Italia paese di risparmiatori. Il 25% delle famiglie è costretto a indebitarsi pur di andare avanti. E malgrado questo il 63% delle famiglie italiane (sei su 10 in difficoltà a arrivare a fine mese) dichiara di essere in difficoltà economica”.

A tutto questo si aggiungono previsioni fosche per il futuro. Aumentano i prezzi delle materie prime quali cereali, latticini, petrolio, e c’è già una richiesta di aumento dei prezzi alimentari e dei listini arrivata al 4,9%. “Queste richieste – stima lo studio Coop – ricadranno sulle famiglie italiane per un aggravio pari a circa 400 euro a famiglia sommandosi alle manovre in corso e provocheranno contraccolpi sulla distribuzione moderna che in questi anni di crisi ha assorbito gran parte dell’inflazione”.

Di fronte a questi dati le “pippe filosofiche” sulle necessità o meno delle liberalizzazioni nel commercio e la paure che avevano generato mi sembrano davvero argomenti da marziani.

Lo avevamo scritto a quel tempo: al netto di tutte la paure il problema vero era e rimane l’impoverimento dei cittadini consumatori la cui responsabilità è di una politica recessiva che, utilizzando in modo “criminoso” la leva fiscale, ha messo pesantemente e indiscriminatamente le mani nelle tasche degli italiani.