SuperMario, i suoi ministri e la minestra riscaldata

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In questi giorni i titoli di alcuni giornali – anche in tv – sono pressappoco simili e ci lasciano intendere un Monti, con tutti i suoi ministri “tecnici”, chini sulla scrivania con la testa tra le mani (la testa?) nell’intento di spremere le sinapsi neuronali per far sì che partoriscano nuove e meravigliose proposte per “l’agenda per la crescita “.

Una trovata genioale SuperMario l’ha già avuta: “stimolare il dialogo tra imprese e sindacati nel tentativo di innalzare i livelli di produttività, magari anche attraverso premi specifici e maggiore flessibilità” (di Marco Rogari – Il Sole 24 Ore).

A cosa serve incrementare i livelli di produttività quando la domanda è stagnante? Ma, io non ho la laurea alla Bocconi, forse per questo non riesco a capire.

Certo è che – se perfino Pierferdy, il più sperticato sostenitore di SuperMario – ha chiesto al Governo di selezionare alcuni interventi su cui puntare dicendo – «È inutile che i ministri ci somministrino libri dei sogni interminabili. Il governo stabilisca, di concerto con il ministro dell’Economia, due o tre priorità su cui impegnarsi da qui a fine legislatura» – vuole davvero dire che questi ministri – per dirla alla Vittorio Feltri – le sparano grosse da far paura.

Intanto, cari lettori, vi rendo disponibili gli ultimi aggiornamennti – passati sotto silenzio dai giornaloni istituzionali – avuti dall’Istat in fatto di occupazione e prezzi al consumo e vi assicuro che, leggendoli, non c’è da star tranquilli, in considerazione anche del fatto che sono da poco giunte notizie che in autunno saranno circa 150 i tavoli di confronto in cui sarà impegnato il ministero per lo sviluppo, nel tentativo di trovare soluzioni per circa 180000 lavoratori dei quali 30000 sono in evidente esubero. Una situazione mai così tragica da vent’anni a questa parte.

“Occupati e disoccupati. Nel secondo trimestre 2012 il numero degli occupati diminuisce in termini tendenziali dello 0,2% (-48.000 unità). Il risultato sintetizza il nuovo calo dell’occupazione maschile, a fronte del protrarsi del positivo andamento di quella femminile. L’aumento dell’occupazione più adulta con almeno 50 anni, soprattutto a tempo indeterminato, si contrappone al persistente calo su base annua di quella più giovane e dei 35-49enni.
Al calo tendenziale dell’occupazione italiana (-133.000 unità) si associa la crescita di quella straniera (+85.000 unità). In confronto al secondo trimestre 2011, tuttavia, il tasso di occupazione degli italiani rimane stabile, mentre quello degli stranieri segnala una nuova significativa riduzione (dal 63,5% al 61,5%).
Gli occupati a tempo pieno proseguono la dinamica negativa (-2,3%, pari a -439.000 unità). La caduta tendenziale, particolarmente accentuata nelle costruzioni e nei servizi alle imprese, interessa sia l’occupazione dipendente a carattere permanente sia quella autonoma full-time. Gli occupati a tempo parziale continuano a crescere in misura ancora sostenuta (+10,9%, pari a 391.000 unità), ma si tratta in gran parte di part-time involontario.
L’industria in senso stretto accentua la flessione avviatasi nel precedente trimestre, registrando un calo tendenziale del 2,2% (-104.000 unità), concentrato nelle imprese di medio-grande dimensione. Non si arresta la riduzione degli occupati nelle costruzioni (-5,1%, pari a -98.000 unità). Il terziario registra una variazione positiva (+0,6%, pari a 101.000 unità), dovuta alla crescita delle posizioni lavorative dipendenti e alla diminuzione di quelle autonome.
Il numero dei disoccupati manifesta un ulteriore forte aumento su base tendenziale (+38,9%, pari a 758.000 unità), portandosi a 2.705.000 unità. Circa la metà dell’aumento della disoccupazione è alimentato dalle persone con almeno 35 anni. La crescita interessa tutto il territorio ed è dovuta in sei ogni dieci casi a quanti hanno perso la precedente occupazione.
Il tasso di disoccupazione (dati grezzi) è pari al 10,5%, in crescita di 2,7 punti percentuali rispetto a un anno prima; l’indicatore passa dal 6,9% del secondo trimestre 2011 al 9,8% per gli uomini e dal 9% all’11,4% per le donne. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni sale dal 27,4% del secondo trimestre 2011 al 33,9%, con un picco del 48% per le giovani donne del Mezzogiorno.
Si riduce la popolazione inattiva (-4,9%, pari a -729.000 unità), a motivo della discesa di quanti non cercano e non sono disponibili a lavorare. All’aumentata partecipazione delle donne e dei giovani si accompagna, in quattro ogni dieci casi, la riduzione degli inattivi tra 55 e 64 anni, presumibilmente rimasti nell’occupazione dati i progressivi maggiori vincoli per l’accesso alla pensione.

Occupati e disoccupati (dati provvisori). A luglio 2012, secondo i dati provvisori detsagionalizzati. il numero degli occupati è pari a 23.025 mila, invariato sia nel confronto con il mese precedente sia in termini tendenziali. La stabilità dell’occupazione è sintesi del calo della componente maschile e dell’aumento di quella femminile.
Il tasso di occupazione è pari al 57,1% e non segna variazioni né in termini congiunturali né su base annua.
Il numero dei disoccupati, pari a 2.764 mila, registra un lieve calo dello 0,1% rispetto a giugno. Su base annua le persone in cerca di occupazione aumentano del 33,6% (695 mila unità).
Il tasso di disoccupazione si attesta al 10,7%, invariato rispetto a giugno e in aumento di 2,5 punti percentuali su base annua.
Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale degli attivi, è pari al 35,3%, in aumento di 1,3 punti percentuali rispetto a giugno e di 7,4 punti nei dodici mesi. Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 618 mila e rappresentano il 10,2% della popolazione in questa fascia d’età.
Gli inattivi tra 15 e 64 anni diminuiscono dello 0,2% rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività è pari al 36%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto a giugno.

Prezzi al consumo: dati provvisori. Ad agosto 2012, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente e del 3,2% nei confronti di agosto 2011 (era +3,1% a luglio).
L’inflazione acquisita per il 2012 sale al 3,0%.
L’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, scende al 2,1% (dal 2,2% di luglio).
Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo si porta al 2,2% (+2,3% nel mese precedente).
Rispetto a un anno prima il tasso di crescita dei prezzi dei beni sale al 3,9%, dal 3,8% del mese precedente, e quello dei prezzi dei servizi si porta al 2,3% (era +2,0% a luglio).
Di conseguenza, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi si riduce di due decimi di punto rispetto al mese di luglio.
Ad agosto, il principale effetto di sostegno alla dinamica dell’indice generale deriva dal comparto energetico, con un forte aumento congiunturale (+3,3%) dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati, spiegato dal rialzo dei prezzi dei carburanti. Un ulteriore impatto significativo si deve all’aumento su base mensile dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,1%), in larga parte dovuto a fattori di natura stagionale.

I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori aumentano su base mensile crescono dello 0,4% e il tasso di crescita su base annua sale al 4,3% (+4,0% a luglio). Sulla base delle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base mensile e del 3,5% su base annua, con una decelerazione di un decimo di punto percentuale rispetto a luglio 2012 (+3,6%).”