Cosa è cambiato con il governo Monti?

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Se mi chiedessero di dare con uno titolo l’idea di quanto è cambiata la situazione economica italiana con l’avvento dei tecnici direi che “dieci mesi fa – con il Cav al governo – eravamo nella cacca mentre ora lo siamo ancora”.

Spread che sale e scende tra 450 e 500. Rendimenti dei titoli a dieci anni intorno a 5,5/6%.

E, leggete attentamente cosa scrive l’Istat nell’ultimo bollettino emesso alcune ore fa:

“Fiducia delle imprese. L’indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane, espresso in base 2005=100, diminuisce ad agosto da 82,0 a 78,5. La riduzione dell’indice complessivo è determinata in larga parte dal calo della fiducia rilevato nelle imprese dei servizi, del commercio e delle costruzioni, a fronte di una sostanziale stabilità di quella del settore manifatturiero. I giudizi sugli ordini delle imprese manifatturiere migliorano, mentre le attese di produzione peggiorano lievemente; il saldo relativo ai giudizi sulle scorte di magazzino rimane invariato. Le attese sulla produzione delle imprese manifatturiere peggiorano nei beni strumentali (da -4 a -8 il saldo) e in quelli intermedi (da -9 a -13), mentre risultano stabili nei beni di consumo (-4 il saldo). L’indice del clima di fiducia delle imprese di costruzione diminuisce da 83,8 a 82,0, quello delle imprese dei servizi di mercato diminuisce da 82,0 a 78,5 e quello del commercio al dettaglio scende da 77,5 a 74,7. Nel settore dei servizi di mercato peggiorano i giudizi e, più sensibilmente, le attese sugli ordini; risulta in lieve aumento il saldo delle attese sull’economia in generale. Nel commercio al dettaglio l’indice del clima di fiducia registra un calo sia nella grande distribuzione (da 68,0 a 62,0) sia nella distribuzione tradizionale (da 88,1 a 85,3).

Commercio al dettaglio. A giugno 2012 l’indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) ha segnato un aumento congiunturale dello 0,4%. Nella media del trimestre aprile-giugno 2012 l’indice è diminuito dell’1,7% rispetto ai tre mesi precedenti. Nel confronto con maggio 2012, le vendite aumentano dello 0,2% per i prodotti alimentari e dello 0,4% per quelli non alimentari. Rispetto a giugno 2011, l’indice grezzo del totale delle vendite segna una diminuzione dello 0,5%, sintesi di un aumento dell’1,3% per i prodotti alimentari e di una diminuzione dell’1,4% per i beni non alimentari. Le vendite per forma distributiva mostrano, nel confronto con giugno 2011, una variazione positiva per la grande distribuzione (+1,8%) e una contrazione per le imprese operanti su piccole superfici (-2,1%). Nei primi sei mesi del 2012, rispetto allo stesso periodo del 2011, l’indice grezzo diminuisce dell’1,4%: le vendite di prodotti alimentari segnano un lieve aumento (+0,2%), mentre quelle di prodotti non alimentari registrano una flessione (-2,2%).

Fiducia dei consumatori. Ad agosto l’indice in base 2005=100 del clima di fiducia dei consumatori mostra una lieve diminuzione, passando da 86,5 a 86,0. La componente riferita al clima economico generale aumenta da 68,7 a 69,4, mentre diminuisce da 92,9 a 92,0 quella relativa al clima personale. L’indicatore del clima corrente aumenta da 92,6 a 94,0, mentre quello relativo alla situazione futura diminuisce da 79,8 a 76,7. Migliorano lievemente i giudizi sulla situazione economica dell’Italia (da -139 a -134 il saldo), mentre diminuiscono le attese (da -66 a -67). Le attese sulla disoccupazione risultano stazionarie (112 il saldo). MigIiorano i saldi riguardanti le valutazioni e le attese sulla situazione economica della famiglia (da -70 a -64 e da -41 a -36 rispettivamente), ma peggiorano le opinioni su opportunità attuale e possibilità futura di risparmio (i saldi scendono, rispettivamente, da 131 a 122 e da -71 a -92). I giudizi sulla opportunità all’acquisto di beni durevoli segnano un miglioramento (da -104 a -102).

Il saldo dei giudizi sull’evoluzione recente dei prezzi al consumo è in netto calo (da 64 a 50). Le valutazioni sull’evoluzione nei prossimi dodici mesi indicano un’attenuazione della dinamica inflazionistica (il saldo diminuisce da 24 a 14). A livello territoriale il clima di fiducia aumenta nel Nord-ovest mentre diminuisce nel Nord-est, al Centro e nel Mezzogiorno.”

L’ha scritto l’Istat, non io né alcun altro giornalista disfattista e rompiballe.

Infine dal “Sole 24 Ore” ci informano proprio oggi che “per il brusco rallentamento della crescita in Cina, India e Brasile; per lo shock dei prezzi petroliferi; per il rischio di una stretta fiscale severa e improvvisa paventata negli Usa nel 2013, Moody’s ha rivisto al ribasso anche le sue stime sul Pil italiano e prevede per il 2012 una contrazione del 2%, o meglio una contrazione tra -2,5% e -1,5%. Per il 2013 la stima è di una contrazione tra l’1% e zero e cioè intorno a -0,5%. Nel suo precedente outlook Moody’s prevedeva una contrazione di circa l’1% per il 2012 e una crescita dello 0,5% nel 2013”

Ora, considerando l’attendibilità delle fonti, la mia sintesi iniziale mi pare stringata ma corretta.

Invece, ascoltando le ilari dichiarazioni dei nostri ministri tecnici – giust’appena qualche giorno fa – pareva che avessimo superato la fase più critica e ci stessimo avviando, grazie al loro prodigo intervento, verso un luminoso e progressivo futuro che ci avrebbe portato fuori dalla crisi.

Peccato che stamattina, su Radio24, il direttore generale di Confcommercio ci ha informato che il reddito medio procapite dal 2007 – anno precedente l’inizio della crisi – è sceso di 1800 euro circa dai 18600 a cui era fino ai 15800 attuali. A maggior conferma dei dati Istat.

Ma la cosa che mi fa ridere più di altre è che anche dall’estero, in special modo la Merkel, pare facciano il tifo per Monti che “ha lavorato bene portando avanti riforme strutturali fondamentali per uscire dalla crisi”. E l’ultima della Merkel, dopo il bilaterale col premier italiano: “Siamo molto preoccupati per quello che potrà accadere con le elezioni in Italia”.

Cosa vuole che accada, benedetta donna?

Ci faranno credere di essere impegnati in rivoluzionarie riforme, sempre le stesse: casa, fisco, pensioni, lavoro, sanità, imprese, professioni, semplificazioni, certificati, liberalizzazioni dei mercati, giustizia e opere pubbliche. Le stesse su cui si erano immolati e “ci avevano messo la faccia” (vero Passera?) i ministri tecnici.

Ma a che punto è l’attuazione del piano di Governo? Secondo me lettera morta, con i “decreti attuativi” che prima di essere attuati passeranno ancora mesi o anni, come sempre è successo dal dopoguerra in avanti nel nostro paese. Ma consiglio i nostri lettori di seguire attentamente “il Sole 24 Ore” che su quest’argomento sta preparando alcuni dossier che potrebbero farci davvero ridere. Si fa per dire, ovviamente, perché non c’è davvero niente da ridere.