GARDA – Il lago secondo in Lombardia per infiltrazione malavitosa

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Ad annunciarlo è stata un’inchiesta, pubblicata su Sette (in edicola con il Corriere della Sera), condotta da Ferruccio Pinotti, che da tempo indaga sul fenomeno dell’ascesa delle mafie nell’area gardesana: stando ai dati riportati, i territori lacustri di Brescia sono al secondo posto, preceduti solo da Milano, in quanto a tasso di infiltrazione malavitosa. Tra i dati riportati da Sette, vengono ricordati i 120 beni, tra immobili e aziende, sottratti alla criminalità organizzata e la bomba recapitata al pm Giulio Tamburini, distaccato alla Direzione Distrettuale Antimafia, nella notte fra il 4 e il 5 luglio.

Intervistato da Pinotti, il magistrato Nicola Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria in prima linea nella lotta e sotto scorta da vent’anni, ha spiegato che “anche sul Garda la malavita è in continua espansione, perché in un momento di crisi come questo dispone di grande liquidità derivante dallo spaccio di cocaina. Quindi, compra tutto quello che è in vendita. I morti non servono più, le èlite della mafia si presentano con propri professionisti e imprenditori. Il Nord Italia è una prateria per le mafie”. Pierpaolo Romani, consulente della Commissione Antimafia e coordinatore di Avviso Pubblico, ha aggiunto: “I russi acquistano immobili a tutto spiano, spesso con società di copertura svizzere o trust situati in paradisi fiscali: chi ci garantisce che questi capitali siano puliti? Il Garda è a rischio”.

Dal sud le mafie si sono espanse capillarmente fino al Nord Italia, luogo fertile per il riciclaggio di denaro sporco. Il denaro derivante dal narcotraffico, dalla partecipazione in appalti e da altre attività illecite viene utilizzato dalle mafie per acquistare immobili e non solo in vendita sul lago e per infiltrarsi negli appalti pubblici.

Già nella relazione annuale relativa al 2011 del Distretto Nazionale antimafia si legge che in Lombardia vi sono “nuclei criminali ’stabilizzati sul territorio che operano con le modalità proprie della ‘casa madre’ sotto l’aspetto organizzativo (ripartizione del territorio, affiliazioni, cariche, ruoli dati, locali etc.) e che strategicamente, nonché logisticamente, costituiscono l’assetto economico avanzato in ragione delle diverse opportunità che regioni più ricche possono offrire nei vari settori (immobiliari, appalti, finanziari, sanità, lavori pubblici, turistici). In Lombardia la diffusione è avvenuta  non attraverso un modello di imitazione, nel quale gruppi delinquenziali autoctoni riproducono modelli di azione consolidati, ma attraverso un vero e proprio fenomeno di ‘colonizzazione’, cioè di espansione su di un nuovo territorio, organizzandone il controllo e gestendone i traffici illeciti, conducendo alla formazione di uno stabile insediamento malavitoso in Lombardia. Qui la criminalitàa ha ‘messo radici’, divenendo col tempo un’associazione dotata di un certo grado di indipendenza dalla ‘casa madre’, con la quale però comunque continua ad intrattenere rapporti molto stretti e dalla quale dipende per le più rilevanti scelte strategiche. In altri termini, in Lombardia si è riprodotta una struttura criminale che non consiste in una serie di soggetti che hanno semplicemente iniziato a commettere reati in territorio lombardo; ciò significherebbe non solo banalizzare gli esiti investigativi a cui si è potuti giungere con le indagini collegate, ma anche contraddire la realtà che attesta tutt’altro fenomeno e cioè che gli indagati operano secondo le tradizioni: linguaggi, riti, doti, tipologia di reati sono tipici della criminalità della terra d’origine e sono stati trapiantati in Lombardia. […] L’attività investigativa testimonia della presenza e della capillare diffusione del fenomeno criminale nell’area lombarda certamente a far tempo dagli anni 80″.

Per contrastare il fenomeno forse non bastano gli sforzi dei Magistrati e delle instancabili Forze di Polizia: è necessaria anche una presa di coscienza collettiva che faccia intravvedere un percorso di contrasto sempre più articolato.