I giornali a ferragosto

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Fa caldo, è quasi ferragosto. Si sa che i giornali in questi giorni hanno poco da scrivere e – in genere – si occupano di gossip e cazzeggio vario. Io ho promesso ai nostri lettori che non avremmo parlato di “giocatori e veline, nani e ballerine”.

Foto tratta da “il Fatto Quotidiano”

Il nostro cazzeggio ferragostano lo dedichiamo ai politici. Mi sto documentando con la rassegna stampa quotidiana da qualche giorno. L’intervista che mi ha colpito, più recentemente, è stata quella della Fornero, ministro del lavoro: sono a rischio le imprese italiane! Questa la grande scoperta.

Ma va? Le associazioni di categoria, dalla Confindustria in giù, sono mesi che lo stanno dicendo. La Cgia di Mestre e il suo direttore – Giuseppe Bortolussi – mica un ragionierino di primo pelo, sono anni che stanno spiegando che la tenuta del sistema delle piccole imprese sta vacillando e nessuno ascolta.

Ora anche qualche ministro sta cominciando a rendersene conto e che fanno? Semplice, aumentano ancora le accise sulla benzina, stavolta per compensare le mancate entrate del fisco nelle zone terremotate.

Da oggi un litro di carburante costa 0,5 centesimi in più. Oltre agli aumenti decisi dalle compagnie petrolifere ovviamente. Di conseguenza – ma non solo per questo – il 22% degli italiani, uno su quattro, ha preferito fare solo qualche giorno di ferie e per giunta vicino a casa, con grave pregiudizio per l’industria turistico alberghiera che nel nostro Paese rappresenta una fetta importante del Pil.

Ora diranno che era una delibera già contenuta nella manovra del 2011, già li ho sentiti. Ma capire che la gente, le imprese, il commercio sono agli sgoccioli è davvero così difficile?

Stanno cercando di farci credere che venderanno qualche “gioiello di stato”. Servono 40 miliardi di euro entro fine anno e voi pensate davvero che li rastrelleranno con la “spending revew”?

Beata innocenza. Ce lo stanno facendo credere. Alla fine ci diranno, capo dello stato in testa, che non è stato possibile e che per dimostrare al mondo intero che l’Italia sa fare “i compiti a casa” è necessario un altro sacrificio fiscale.

Sapete perchè lo faranno ancora? Perchè loro sanno che gli italiani sono gli unici in Europa e forse nel mondo ad avere risparmiato negli anni di vacche grasse e sanno che famiglie e imprese che – detto per inciso – nel campo delle mpi che rappresentano l’85% del prodotto interno lordo famiglia e impresa sono quasi sempre la stessa cosa, ce l’hanno sempre fatta da sole.

Il punto è che le risorse stanno finendo anche per famiglie e imprese. E quando questo succederà saranno problemi grossi. Questo manca ai professori e ai politici: il polso vero della situazione, il senso della realtà quotidiana.

Per lasciarvi con qualcosa su cui meditare vi invito a leggere un articolo comparso ieri sul “Fatto Quotidiano online”. I colleghi mi hanno fatto risparmiare tempo e webspazio. Sottoscrivo il loro lavoro