GARDA – Evasione fiscale: 22 imprenditori condannati per fatture false

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Sono 22 gli imprenditori seduti al banco degli imputati, tra titolari e legali rappresentanti, e tutti quanti sono stati condannati, a vario titolo, dalla magistratura. I controlli erano stati avviati dalla Guardia di Finanza di Salò e si rivolgevano nei confronti di ditte operanti nel settore della meccanica: nel corso del procedimento è stata accertata l’emissione di fatture false a fronte di vendite di materiali ferrosi non realmente effettuate, per un importo complessivo di 3,5 milioni di euro di imponibile.

L’attività di verifica fiscale, eseguita anche mediante il ricorso agli accertamenti bancari, ha consentito di appurare la mancata dichiarazione dei redditi per oltre 9 milioni di euro, tra ricavi e costi non deducibili, e il mancato versamento dell’Iva per un importo di 2,2 milioni. I reati contestati dal pm sono quelli di emissione di fatture relative a operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta dei redditi, occultamento e distruzione delle scritture contabili e altri reati comuni, come il favoreggiamento.

Sotto il mirino degli inquirenti era finita un’impresa che, ricorrendo a varie denominazioni sociali, emetteva fatture false relative a vendite inesistenti. Una partita Iva a cui non corrispondeva alcun valore economico, alcuna produzione di beni o servizi.

La Polizia Giudiziaria, nel corso delle indagini preliminari e in modo particolare tra il 2007 e il 2009, era riuscita a risalire alle ditte clienti sparse sul territorio provinciale tra Gardone Valtrompia, Bovegno, Lumezzane, Muscoline, Villanuova e Mazzano che, compiacenti rispetto alla pratica, annotavano le vendite di piccole o grandi quantità di materiali ferrosi in contabilità per ridurre i ricavi d’esercizio e, di conseguenza, pagare meno imposte. I pagamenti effettuati a fronte di operazioni inesistenti venivano poi restituiti, ovviamente ridotti di una percentuale concordata.

Tutti gli imprenditori coinvolti, ricorrendo a riti alternativi deflattivi del dibattimento e in modo particolare a quello abbreviato e al patteggiamento, sono andati incontro alla riduzione di un terzo della pena prevista dalla legge per quella data fattispecie delittuosa. I titolari incensurati della società madre, grazie alla quale sono state individuate anche le imprese clienti, sono stati condannati per la loro attività fraudolenta a un anno e mezzo di reclusione. Tuttavia, nessuno dei soggetti condannati si trova in carcere: essendo state le pene inflitte tutte inferiori ai due anni è stata concessa dai magistrati la sospensione condizionale della pena.