IRMA – Sulla via della rinascita… dalla Sardegna alla Valtrompia

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In questa estate di pianto e sudore, con la crisi che falcidia speranze e inziative, la riscoperta di luoghi ameni, vicino a casa, snobbati nei tempi dell’opulenza, pare tornata di moda. Irma è uno di questi posti. Saliamo a Irma, in automobile. Ed è un vero peccato essere inscatolati mentre fuori scorrono boschi lussureggianti e valli misteriose e verdi prati. La scatola mobile separa nettamente dalla terra e dall’aria l’essere profondo e originario degli abitanti di quel microcosmo tecnologico chiamato ‘automobile’.

D’altra parte dobbiamo arrivare a Irma in orario decente e non abbiamo molte alternative. La nostra meta è il bar ‘Irma la Dolce’. Finalmente l’unico bar di Irma ha trovato un gestore. La strada per Irma è insolitamente trafficata. Infatti ha aperto da pochissimo la colonia degli Alpini e i genitori approfittano della domenica per andare a trovare i figlioli.

C’è anche un raduno di rombanti moto storiche che fa tappa nel piazzale della colonia. Insomma Irma oggi è effervescente, spumeggiante, ‘Irma la Dolce’ non è solo bar “è un risto-bar – spiega Valeria che con il marito Romer gestisce il locale. – Abbiamo anche dei menù sostanzialmente a base di pesce”. Valeria è sarda, di Santadi, provincia di Carbonia-Iglesias, nel basso Sulcis. Santadi conta circa 3.600 abitanti (4.061 nel 1991) ed ha un’economia agropastorale, in particolare con una raffinata produzione di vini e formaggi. Per farla breve, Valeria viene in Valtrompia, a Bovegno per la precisione, nel ’99 in cerca di lavoro.

Trova Romer, bovegnese purosangue, si sposano e hanno un figlio di due anni, Nicolò. Valeria era impiegata in un call center mentre Romer era da un anno disoccupato per il fallimento dell’azienda nella quale lavorava. Hanno quindi deciso di approfittare dell’opportunità offerta dall’Amministrazione comunale di Irma (Valeria aveva già lavorato in un ristorante in Sardegna e Romer aveva appreso l’arte culinaria dalla moglie) e riempiono Irma di profumi di pesce. “Rigorosamente fresco” precisa Romer. Sembrerebbe improbabile in una gemma alpina poter odorare sentori di mare. Eppure è così. Dal primo giugno. Da quando Valeria e Romer si sono lanciati in questa avventura.

Naturalmente il menù non contempla solamente il pesce. Puoi scegliere il menù sardo con assaggio di Cullurgionis e Maloreddus alla campidanese (scoprite da voi di cosa si tratta…) seguiti dal classico Porceddu, che non ha bisogno di spiegazioni. Potete anche optare per lo spiedo preceduto dalla minestra sporca o dagli agnolini in brodo. Unica avvertenza il numero dei commensali: almeno quattro per il menù sardo e minimo di sei per lo spiedo. Se scegliete il pesce (cocktail di gamberi, insalata di mare, sarde e cozze gratinate, linguine allo scoglio e frittura mista) non avete problemi di numero.

Ovvio chiedere a Valeria e Romer com’è andata in questo primo periodo “Benissimo – rispondono all’unisono – stiamo lavorando molto soprattutto con il menù a base di pesce. Dobbiamo ringraziare, oltre a quanti apprezzano la nostra cucina, anche l’Amministrazione comunale che ci favorisce in questa nostra nuova esperienza”. Ovvio anche chiedere a Valeria se non sente nostalgia della sua Sardegna “No – risponde precisa e concreta – Se mi manca qualche cosa questo è il mare, ma per il resto…”. Anche perché Santadi è comunque abbastanza distante dallo splendido mare sardo.

In ogni caso l’innesto della cultura culinaria sarda nella tradizione conviviale delle Alpi triumpline pare portare frutti succosi. E non solamente per la piccola comunità irmense…