BRESCIA – L’artigianato tra la presenza in società e la crisi economica

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Dice Eugenio Massetti, presidente della Confartigianato di Brescia: “Gli artigiani sono una componente essenziale del nostro territorio, ma onerosi adempimenti fiscali e burocratici ne frenano la vitalità”.

Eugenio Massetti

Questa sintesi nasce da una realtà fortemente radicata sul territorio e nella società ma alle prese con difficoltà sempre crescenti: è questa l’immagine dell’imprenditorialità artigiana bresciana che emerge da indagini e rilevazioni condotte dalla Confartigianato relative a questi ultimi anni di grave crisi economica.

Le imprese artigiane presenti sul territorio della provincia, secondo il rapporto 2012 di Confartigianato Lombardia, lo scorso anno assommavano infatti a 38.260, rappresentando il 31,3% delle 122.191 aziende bresciane. Dati praticamente confermati nel secondo trimestre di quest’anno, quando le imprese registrate a Brescia sono state 38.020, con 2.497 iscritte tra il terzo trimestre 2011 ed il secondo 2012 e 2915 cessate non d’ufficio nello stesso periodo.

La scomparsa di 418 realtà imprenditoriali ha avuto come conseguenza un abbassamento del tasso di crescita degli ultimi quattro trimestri dell’artigianato bresciano, che segna un -1,09%. “Nonostante l’andamento negativo – spiega il presidente di Confartigianato Imprese Unione di Brescia Eugenio Massetti – tirando le somme vediamo che nella nostra provincia ci sono 3 imprese artigiane ogni 100 abitanti e 7,3 ogni 100 famiglie, dati che rivelano un’elevata presenza dell’artigianato nella società. Basti pensare che nel 2009 le imprese attive nell’artigianato bresciano davano lavoro a 102.308 addetti, mentre nel 2010 gli imprenditori artigiani erano complessivamente 54.415”.

Il comparto che raccoglieva e raccoglie tuttora la più alta quota di imprese artigiane è quello delle costruzioni con il 40,7%, seguito dai servizi al 30,1% e dal manifatturiero col 28,1%, dato che fa di Brescia la seconda provincia della Regione in quest’ultimo settore. Ma queste realtà imprenditoriali si trovano spesso a dover fare i conti con molteplici difficoltà, come l’allungamento dei tempi di pagamento, un fenomeno che sta colpendo pesantemente le micro e piccole imprese e l’artigianato in generale. I nostri ultimi dati sottolineano infatti come, tra la fine del 2010 e l’ottobre del 2011, a Brescia i tempi di pagamento abbiano subito un’ulteriore crescita, aumentando di 44 giorni rispetto al 2010, con una media di pagamento di 152 giorni.

Carlo Piccinato

“Quest’incremento dei ritardi nei pagamenti – sottolinea il segretario generale di Confartigianato Brescia Carlo Piccinato -, oltre a creare forti squilibri tra entrate ed uscite nei bilanci delle aziende, determina un costo in termini di maggiori oneri finanziari per la filiera dell’artigianato che raggiunge la ragguardevole cifra di 122,3 milioni di euro”.

Altra grande incognita per il mondo artigiano è rappresentata dall’IMU, la cui applicazione è prevista in via sperimentale per tre anni, per poi entrare a regime nel 2015.
Considerando l’impatto dell’IMU sugli immobili produttivi della provincia di Brescia bisogna osservare che, nell’ipotesi di applicazione dell’aliquota base del 7,6 per mille, l’aumento del prelievo sulle imprese sarà pari a 63,1 milioni di euro, con un incremento del 56,1% rispetto al prelievo dell’ICI. Tale variazione potrebbe però raggiungere il 117,8% se fosse applicata la variazione del 3 per mille in più, mentre potrebbe diminuire del 5,5% nel caso in cui i Comuni abbassino l’aliquota al 4,6 per mille, ipotesi peraltro poco probabile.

Gli imprenditori, quando si rapportano con la struttura statale, non devono però fare i conti solo con l’esosità del fisco, ma anche con una burocrazia lenta e farraginosa. In provincia di Brescia la burocrazia costa infatti alle imprese con dipendenti ben 528,9 milioni di euro, pari all’1,54% del valore aggiunto prodotto dall’industria e dai servizi.

Inoltre si rivelano lunghi anche i tempi della giustizia: quella dei procedimenti giudiziari civili in primo grado è infatti pari a 301 giorni, mentre per quella del lavoro si possono raggiungere le 402 giornate. Sono invece necessari ben 1.900 giorni agli uffici giudiziari per gestire un fallimento e 286 giorni in primo grado per concludere un procedimento di giustizia fiscale dinanzi alla Commissione tributaria provinciale.

Un ulteriore fattore che penalizza le nostre imprese è rappresentato dalle spese energetiche: si stima infatti che a Brescia il differenziale del costo dell’energia elettrica pagato dalle aziende rispetto alla media europea sia di 356 milioni di euro, pari al 19,7% dell’extra costo registrato in tutta la Lombardia. Ciascuna impresa della provincia di Brescia si ritrova così fin dall’inizio con un gap rispetto ad un’azienda europea concorrente pari a 3.124 euro.

“Tutte queste problematiche e difficoltà sommate – conclude il presidente Massetti – costituiscono uno dei maggiori freni alla ripresa del nostro artigianato. Certo, la crisi è un problema mondiale, ma sollevare le imprese da alcuni gravami burocratico-fiscali, permettendo loro di risparmiare e reinvestire in nuove tecnologie, innovazione e ricerca potrebbe metterle in grado di superare questi momenti particolarmente difficili preparandole al ritorno alla piena produttività sullo stesso livello dei concorrenti stranieri”.