VERONA – Pesca nel lago di Garda, si cambia. Una legge per la fauna

0

L’attività della pesca sul Garda ha sempre avuto una notevole rilevanza economica: le specie di pesci presenti nelle acque sono molteplici, dall’agone all’alborella, dall’anguilla, alla bottatrice, dalla carpa al cavedano, dal luccio alla trota e dal persico al coregone.

Nei giorni scorsi la commissione “Agricoltura, caccia e pesca” del consiglio regionale veneto, presieduta da Davide Bendinelli, ha prestato il proprio consenso nei confronti dell’intento di modificare la normativa in materia di pesca nelle acque del lago.

L’ amministrazione provinciale di Verona ha, infatti, presentato un provvedimento per modificare il Regolamento del 2 dicembre 1999 per la tutela della fauna ittica e la disciplina della pesca nelle acque, adottato ai sensi dell’art. 1 della legge regionale 28 aprile 1998, n. 19.

In modo particolare, la commissione ha, uno ad uno, analizzato e discusso i punti relativi agli emendamenti da trasmettere all’aula per il voto definitivo della prima seduta dopo la pausa estiva, illustrati dal vicepresidente della Provincia Fabio Venturi.

Un provvedimento analogo, volto ad armonizzare la disciplina della pesca e renderla omogenea in tutto il territorio lacustre, è stato adottato dalla Provincia di Brescia e comunicato alla Provincia autonoma di Trento. Inoltre, il Ministro della Salute Renato Balduzzi ha deciso di prorogare per un anno la sospensione della pesca di anguille nelle acque gardesane, che già era stata disposta con ordinanza lo scorso 17 maggio 2011 dall’allora Ministro Stefania Prestigiacomo per gestire il rischio per la salute umana connesso al consumo di anguille contaminate provenienti dal Garda.

Il divieto entrerà in vigore a partire dal momento in cui l’ordinanza dispositiva verrà pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Nel provvedimento adottato si legge che “Visto il documento Valutazione dei profili di contaminazione da diossine e PCB nelle anguille e sedimenti del lago di Garda del 5 novembre 2011, che evidenzia che la contaminazione delle anguille e dei sedimenti del lago di Garda risulta essere diffusa e omogeneamente distribuita lungo tutto il perimetro del lago e che i PCB osservati potrebbero derivare da contaminazioni pregresse al loro divieto di produzione, ritengo di dover prorogare per altri dodici mesi l’ordinanza del Ministro alla Salute del 17 maggio 2011”.