BRESCIA – Gli agricoltori attaccano: costi troppo alti nella filiera

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E’ particolarmente grave che per ogni euro di spesa per prodotti alimentari, appena 17 centesimi rimangano nelle tasche degli agricoltori e il resto si perda nei meandri della filiera. A denunciarlo nuovamente è la Coldiretti nel commentare i contenuti del rapporto Ismea “Check-up 2012: la competitività dell’agroalimentare italiano” che nei giorni scorsi ha fatto il punto sullo stato di salute del settore.

In particolare, lo studio evidenzia che nel caso dei prodotti agricoli freschi o non soggetti a trasformazione industriale, in un decennio la remunerazione della fase agricola si è ridotta di quasi 6 euro su ogni 100 spesi dal consumatore. “A pesare negativamente sulla redditività dell’agricoltura bresciana – dice Ettore Prandini, presidente della Coldiretti di Brescia – è la riduzione dei prezzi pagati alle imprese agricole per effetto dello strapotere contrattuale degli altri soggetti della filiera, ma anche per la concorrenza sleale dovuta alla mancanza di trasparenza nell’informazione ai consumatori che permette di spacciare come Made in Italy prodotti importati.

Un caso emblematico è quello del prezzo del latte che nonostante una qualità certificata continua a essere pagato poco e male. Inoltre, i costi fissi di produzione sono aumentati di oltre il 12% da inizio anno. Con il recente accordo con il gruppo Lactalis – continua Prandini – abbiamo posto un freno alla svendita del nostro latte, ma è inaccettabile che il valore trattenuto dai produttori continui a ridursi mentre aumenta il margine di tutte le attività che intervengono tra il cancello dell’azienda agricola e il punto di vendita dove si registra l’acquisto finale. Tutti questi dati ci confermano che dobbiamo continuare per la nostra strada e difendere la Filiera agricola italiana conciliando i bisogni di consumatori e produttori”.