GARDA – Metà lago è inquinato. Legambiente punta il dito sul depuratore

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E’ impietoso il verdetto della compagna “Cigno azzurro” della Goletta dei laghi di Legambiente sulle acque del Garda: sulla riviera bresciana sono tre i punti inquinati sui sette monitorati, che salgono a otto su quattordici se si prendono in considerazione tutte le zone del lago, comprese quelle veronesi e trentine. I risultati dei campionamenti e delle analisi sono stati illustrati la scorsa settimana a palazzo Bagatta, sede del municipio di Desenzano, alla presenza del sindaco Rosa Leso, degli assessori Maurizio Maffi, Antonella Soccini, Maurizio Tira, di esponenti locali di Legambiente e delle associazioni ambientaliste.

“Siamo andati alla ricerca dei punti critici – ha spiegato Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia – con attenzione non solo ai luoghi dove c’è maggior afflusso di bagnanti, ma dove intravediamo un elevato rischio di inquinamento, come prevede la normativa. Non ci confrontiamo, sia chiaro, con i monitoraggi dell’Asl che controlla la balneabilità, anche se siamo perplessi sui risultati visto che i prelievi vengono fatti a 100 metri da riva, cioè in mezzo al lago, mentre i bagnanti si concentrano vicino alle spiagge. Ed emerge ancora una volta la circostanza che sono le foci dei torrenti ad apportare il maggior carico inquinante nel Benaco, anche se c’è qualche segnale di miglioramento”.

Sotto accusa, quindi, finiscono i torrenti, gli scarichi fognari e i piccoli fiumi che sfociano nel lago, così come l’inadeguatezza del depuratore gardesano. “Quando insistiamo sul collettamento fognario e sull’impiantistica – ha affermato Paolo Bonsignori del Circolo del Garda – lo facciamo proprio perché i benefici sono immediati. Trovare una soluzione per un nuovo depuratore che alleggerisca il carico del depuratore Garda 1, soprattutto durante i periodi di alta stagione turistica, deve diventare una priorità”. Le soluzioni tecnologiche esistono, come dimostra, ad esempio, il caso del depuratore di Tremosine. A quando le coperture finanziarie per uno nuovo nel Garda lombardo?

Sotto le luci dei riflettori ci sono le acque di Limone che, in prossimità della foce del torrente San Giovanni risultano essere inquinate, stando ai dati raccolti da Legambiente, da escherichia coli, i batteri presenti nelle feci; quelle della località Le Rive a Salò e quelle del porto di Padenghe. Risultano, invece, nei parametri di legge le acque di Toscolano, Moniga e Desenzano. Quelle di Manerba, sebbene rientrino nei limiti di legge, presentano concentrazioni elevate di parametri monitorati. Sulla riviera veronese risultano inquinati i lidi di Perschiera e Garda, fortemente inquinati quelli di Castelnuovo e Bardolino. Per quanto riaguarda, poi, il versante trentino Legambiente ha qualificato come fortemente inquinate le foci dei torrenti Vereno e Albola a Riva del Garda.

Gli elementi presi in considerazione da Legambiente per valutare la qualità delle acque sono quelli previsti dalla permissione normativa europea applicata anche in Italia: in modo particolare, è stata ricercata la presenza e la quantità di enterococchi e di escherichia coli. La qualifica di “inquinate”, secondo i parametri fissati per legge, compete a quelle acque che contengono enterococchi superiori a 500 unità in 100 ml e maggiore a 1.000 unità per l’escherichia; mentre quella di “fortemente inquinate” compete alle acque che superano rispettivamente le 1.000 e 2.000 unità. Il bilancio complessivo delle tappe lombarde parla chiaro: su 38 punti monitorati, 29 sono stati considerati in condizioni critiche (22 fortemente inquinati e 7 inquinati).

Sono sei le spiagge a rischio del lago di Iseo e non meno critica è la situazione del lago d’Idro (quest’anno non monitorato). “A distanza di anni dalla nostra prima campagna, nel 2006, permangono sui laghi lombardi – dichiara Barbara Meggetto – situazioni di alta criticità che mettono in crisi gli ecosistemi lacustri. Ma non è solo l’inquinamento microbiologico a preoccuparci. La qualità delle acque è uno dei parametri che concorrono a dare vita allo stato ecologico dei laghi che deve raggiungere l’obiettivo buono entro il 2015, come imposto dalla direttiva europea 2000/60”.