BRESCIA – Nuove comunicazioni per il datore di lavoro dal 18 luglio

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La Legge n.92/12 di riforma del mercato del lavoro, in una prospettiva di crescita, è entrata in vigore il 18 luglio scorso e riguarda la flessibilità in entrata, i licenziamenti individuali e collettivi, gli ammortizzatori sociali e le politiche attive del lavoro.

Il ministro Elsa Fornero

Le modifiche alla normativa esistente relative ai rapporti di lavoro (per es. per quanto concerne determinate regole del contratto a tempo determinato, part time, lavoro intermittente, lavoro a progetto, dell’associazione in partecipazione, del lavoro accessorio, dei tirocini, della tutela della maternità e paternità e del contrasto delle dimissioni in bianco, ecc.) verranno sintetizzate, specificando le varie decorrenze di entrata in vigore, in un prossimo articolo, una volta chiariti e definiti, dagli Enti competenti, la maggior parte delle modalità operative di attuazione della legge in questione.

Ora preme porre l’attenzione su due nuove comunicazioni che dovranno essere fatte dal 18 luglio dal datore di lavoro nel caso di utilizzo di personale con contratto a chiamata e di cessazione del rapporto di lavoro per dimissioni.

• Nuova procedura di utilizzo del “lavoratore a chiamata” o lavoratore intermittente (art. 1 L. 92/2012 comma 21).
Il datore di lavoro è obbligato a inviare una comunicazione preventiva alla Direzione Territoriale del Lavoro competente ogni volta che vuole utilizzare prestazioni di lavoro intermittente. Per attenuare il carico amministrativo e burocratico connesso a questo adempimento, la legge prevede che questa comunicazione può essere unica nel caso in cui il lavoratore debba svolgere un ciclo integrato di prestazioni per una durata non superiore a trenta giorni (può quindi essere comunicata una pianificazione su un arco temporale fino a 30 giorni). Il mancato adempimento della comunicazione verrà punito con una sanzione amministrativa e pecuniaria (da 400 a 2.400 euro per ciascun lavoratore).

La comunicazione può essere eseguita via fax, tramite posta elettronica oppure via sms, secondo una procedura che sarà definita da un decreto ad hoc del Ministero del Lavoro. In attesa di tale decreto, la Direzione Territoriale con l’avviso on line del 13 luglio scorso ha individuato per l’obbligo in questione i seguenti canali di comunicazione:
1) fax n. 0302423178, 2) e mail. Per numeri di fax e indirizzi mail delle Direzioni Territoriali delle altre province è necessario collegarsi al sito internet.

• Nuova procedura di convalida obbligatoria delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali (art. 3 L. 92/2012, commi da 17 a 23). Nel tentativo di contrastare le cosiddette “dimissioni in bianco”, l’efficacia della sottoscrizione delle risoluzioni consensuali e delle dimissioni presentate dal 18 luglio saranno sospese fino a quando non saranno convalidate.
La convalida potrà essere effettuata seguendo due percorsi alternativi:
a) l’uno prevede che la pratica venga conclusa presso la Direzione Territoriale o il Centro provinciale per l’impiego o in altre sedi che potranno essere individuate dalla contrattazione collettiva. Ad oggi, però, le modalità di convalida devono ancora essere definite.

b) l’altro prevede di apporre una dichiarazione specifica di conferma delle dimissioni in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro che i datori sono tenuti a inviare telematicamente al Centro provinciale per l’impiego (entro cinque giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro).

Salvo che non vengano fatte ulteriori precisazioni da parte dei Ceni o del Ministero, la legge non identifica una forma e un contenuto della dichiarazione (da sottoscrivere da parte del lavoratore) che si può inserire in forma libera: l’importante è che si evidenzi la libera volontà del lavoratore di cessare il rapporto e la data di cessazione.

Entro 30 giorni dalla data della presentazione delle dimissioni o della sottoscrizione della risoluzione consensuale il datore di lavoro deve invitare il lavoratore stesso, in alternativa, a:
1) attivarsi per la convalida recandosi presso le sedi elencate al punto a) sopra riportato;
2) sottoscrivere in calce alla comunicazione di cessazione (inviata dal datore di lavoro al Centro provinciale per l’impiego) apposita dichiarazione che conferma la scelta delle dimissione o della risoluzione consensuale. La richiesta del datore di lavoro deve essere consegnata a mano oppure fatta recapitare al domicilio del lavoratore. Non provvedendo nei termini indicati, le dimissioni si intendono prive di effetto.

Il lavoratore, nei sette giorni successivi alla ricezione della comunicazione (periodo durante il quale l’effetto delle dimissioni è sospeso), ha a disposizione tre opzioni:
1) aderire all’invito del datore di lavoro e attivarsi per la convalida recandosi presso le sedi elencate al punto a) sopra riportato;
2) sottoscrivere la dichiarazione di conferma della cessazione del rapporto di lavoro in calce alla comunicazione inviata dal datore di lavoro al Centro provinciale per l’impiego;
3) revocare le dimissioni o la risoluzione consensuale in forma scritta. In questo caso il rapporto di lavoro riprende a tutti gli effetti a partire dal giorno successivo alla revoca.

Se nel periodo compreso tra il recesso e la revoca delle dimissioni non c’è stata prestazione lavorativa, il lavoratore non matura alcun diritto retributivo; inoltre la revoca delle dimissioni fa venire meno tutti gli accordi che in genere vengono sottoscritti soprattutto in relazione alla risoluzione consensuale del rapporto, con la conseguente restituzione di tutto quanto percepito in forza degli stessi accordi.

La revoca, stabilisce la norma, può avvenire in “forma scritta” lasciando intendere che potrebbe essere comunicata anche in altra modalità, ma non precisa quali: anche in questo caso sarebbero opportuni degli interventi da parte dei Cali o del Ministero.

Se entro sette giorni dalla ricezione della comunicazione del datore di lavoro il lavoratore non convalida, non revoca o non sottoscrive la comunicazione di cessazione, il rapporto di lavoro si considera risolto alla data stabilita. Si specifica infine un’ulteriore novità: la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro o le dimissioni della lavoratrice o del lavoratore fino a tre anni di vita del figlio vanno sempre convalidate presso il Servizio Ispettivo della Direzione Territoriale del Lavoro.