ADRO – Contributi per affitti e nuovi nati, il Comune deve pagare

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Tutto inizia il 23 luglio 2010, quando  il Tribunale di Brescia giudica discriminatori i criteri di assegnazione (ai soli cittadini italiani e comunitari) del bonus affitti e bebè decisi dal Comune sebino. Il sindaco Oscar Lancini ha dichiarato prima che i soldi erano “solo” per gli italiani in seguito a varie azioni legali, ha ritirato le delibere sui contributi affitto e nuovi nati pur di non darli anche agli stranieri.

La vicenda però si è conclusa al meglio, grazie al contributo della Camera del Lavoro, l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione e Fondazione Piccini e a varie azioni e ricorsi in tribunale. Da lunedì, i cittadini potranno recuperare i loro soldi in Comune. Il 15 ottobre 2010 il ricorso presentato dal Comune contro la prima ordinanza del tribunale viene respinto e il Comune è costretto a riaprire il bando per l’erogazione del bonus affitto. 39 famiglie presentano domanda, e si aggiungono alle 35 che l’avevano fatta in precedenza .

Il 25 gennaio 2011 alle 39 famiglie viene recapitata una lettera nella quale si spiega che la loro domanda è stata accolta, ma non riceveranno alcun bonus. La motivazione di Lancini è che il giudice ha obbligato a riaprire il bando, ma non a rifinanziarlo. In seguito il sindaco stabilisce che la cifra dei 30 mila euro dovrà valere per tutti, sia per quelli del primo bando che per quelli riaperti in seguito.

Il 16 novembre 2011, con una determina il Comune stabilisce che chi aveva ricevuto i bonus affitti dovrà restituirne una parte, in alcuni casi fino a 1.100 euro per famiglia. A questo punto, in seguito all’intenzione del primo cittadino non solo di non pagare, ma addirittura di volersi far restituire parte dei bonus, entra in campo la Cgil, che chiede ai cittadini di Adro ai quali è stata recapitata la lettera del Comune del 16 novembre di non restituire la somma e recarsi agli uffici della Camera del Lavoro per intraprendere insieme azioni legali nei confronti del Comune e del sindaco Lancini.

Il tribunale di Brescia, il 16 dicembre 2011 ha riconosciuto il diritto dei ricorrenti a  percepire quanto richiesto. Si conclude così una vicenda lunga e complicata che ha però dimostrato che i diritti sono gli stessi per tutti.