MANERBA – Atti osceni alla Rocca, dal Garda giro di vite sui nudisti

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La spiaggia della Rocca di Manerba, un angolo di paradiso terrestre affacciato sul Garda, da qualche anno è diventata la meta prediletta di molti nudisti che, nei posti più isolati e coperti dalla vegetazione fitta, amano stare in mezzo alla natura come Dio li ha fatti.

La Polizia locale e i Carabinieri, alla luce delle numerose proteste che ogni estate pervengono al sindaco del paese, si sono da sempre adoperati per garantire il rispetto della legalità e la fruizione del parco della Rocca anche a chi non intende assistere a certi spettacoli.

L’ultimo blitz delle forze dell’ordine dell’Unione dei Comuni della Valtenesi risale a domenica, giorno in cui una decina di carabinieri di Salò e Manerba, in borghese, si sono confusi tra i turisti per monitorare la zona: quattro le persone arrestate, tutte bresciane.

Tre uomini, colti completamente nudi a prendere il sole, sono stati denunciati per ‘atti contrari alla pubblica decenza’ e un quarto uomo di Gambara per ‘atti osceni in luogo pubblico’: quest’ultimo è stato sorpreso mentre si masturbava davanti a una giovane coppia di turisti. “Non tollereremo queste situazioni e intensificheremo i controlli” dichiara il comandante della Polizia locale Gianfranco Rossi.

2 Commenti

  1. Le fobie di quattro bigotti sessuofobi non fermeranno certo il DIRITTO di stare nudi in spiaggia.
    Preti pedofili sì, nudisti no, è questo che il popolo vuole.

    • Gentilissimo ‘Libero’,
      concordo con Lei riguardo al fatto che l’odierna società è colma, ahimè, di bigotti moralisti sessuofobi con i quali, volenti o nolenti, bisogna fare i conti.
      Tuttavia, stare nudi in spiaggia non è un diritto, anzi tutt’altro, giacchè si tratta di un reato. All’interno del Codice Penale, libro II (Dei delitti in particolare), vi è un apposito titolo, il nono, dedicato ai delitti contro la moralità pubblica e il buon costume, all’interno del quale è previsto all’art. 527 il reato di ‘atti osceni’, punito con la reclusione da tre mesi a tre anni o con sanzione amministrativa se colposo e non doloso.
      Non è di certo mio intento discutere sulla presuntà bontà di tale disposizione normativa (tra l’altro, credo che la pena sia di gran lunga sproporzionata rispetto al disvalore giuridico del fatto), ma in uno stato di diritto come il nostro è bene che la legge venga rispettata. Al più bisognerebbe attivarsi affinché vengano modificate o abrogate norme obsolete, strettamente influenzate dalla matrice cattolica dello Stato italiano (come l’articolo in discorso), o affinché vengano, perlomeno, riviste le cornici edittali di pena.
      Continui a leggerci!

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