SALÒ – Il tribunale verso la chiusura, avvocati in sciopero

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“Come, probabilmente, è noto, tra i provvedimenti dell’attuale Governo c’è la modifica delle circoscrizioni giudiziarie che, per il territorio gardesano consisterebbe nella soppressione dell’ufficio del Giudice di Pace e della Sezione del Tribunale di Salò. Tutte le cause, di qualsiasi tipo e valore, le amministrazioni di sostegno (centinaia) e le tutele, nonché ogni altro incombente riguardante l’attività giudiziaria verrebbero trattate nella sede centrale di Brescia, con gli uffici già al collasso”.

Queste sono le parole scritte nella lettera inviata lo scorso 23 marzo dal Consiglio Direttivo del Collegio degli Avvocati e Legisti Gardesani alle amministrazioni comunali, Comunità montane, associazioni sindacali, economiche e professionali. Il Consiglio dei Ministri approva all’unanimità il decreto per la delega sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie: “un provvedimento epocale” lo definisce il Ministro della Giustizia Paola Severino, che prevede la riduzione e l’accorpamento di 37 tribunali e 38 Procure, nonché la chiusura di tutte le 220 Sezioni distaccate del Tribunale e l’abolizione di 674 Uffici del Giudice di Pace.

L’attuazione del decreto, che mira al recupero dell’efficienza e alla razionalizzazione dei costi – sebbene non faccia parte della spending review, ma derivi da una delega che il governo Monti ha ereditato da quello precedente – provocherebbe la chiusura di due Sezioni distaccate del Tribunale di Brescia, quella di Breno in via Folgore e quella di Salò in via Marco Leonesio. Ma gli avvocati e i legisti gardesani non ci stanno: lo scorso giovedì 5 luglio sono scesi in piazza e non hanno partecipato alle udienze per manifestare il loro dissenso verso questa nuova “geografia giudiziaria” che prevede la chiusura indiscriminata di sedi e sezioni.

Domenico Lombardi, presidente del Collegio Gardesano, che conta una settantina di iscritti, da tempo aveva lanciato l’allarme contro il trasferimento di tutte le funzioni giudiziarie a Brescia. “Per ottenere un decreto ingiuntivo – dicono gli avvocati gardesani – a Salò bastano 30 giorni, mentre a Brescia ne occorrono 150. Per avere la nomina di un amministratore di sostegno, che curi gli interessi di un anziano o un disabile, ce la sbrighiamo in quattro mesi. In città bisogna invece pazientare due anni”. Molteplici i disagi che deriverebbero dalla chiusura della Sezione distaccata del Tribunale di Salò: i costi di accesso alla giustizia sarebbero destinati a crescere, visto che il bacino di utenza sarebbe costretto a recarsi a Brescia per qualsiasi causa e l’intero comprensorio sarebbe privato di un importante servizio pubblico.

A ciò si aggiunga che, come più volte ribadito da Lombardi, gli uffici giudiziari con sede a Salò hanno un carico contenzioso di considerevole entità, addirittura maggiore rispetto a quello di molti altri Tribunali e sedi centrali. Non va, infine, trascurato il fatto che gli uffici di Brescia, al quarto livello in Italia con una circoscrizione di circa 1,4 milioni di persone, sono già al collasso, oberati da cause la cui durata spesso rischia di eccedere la ragionevolezza prescritta dalla Legge Pinto.

Anche l’Oua, l’Organismo unitario dell’avvocatura, protesta contro la “rottamazione della giustizia (demolizione del processo civile, della Legge Pinto contro l’eccessiva lunghezza dei processi, l’appello cassatorio, mediaconciliazione obbligatoria), la chiusura di circa 1.000 uffici giudiziari, l’aggressione alla professione forense e, quindi, al diritto di difesa”. Maurizio de Tilla, presidente dell’organismo, aggiunge. “Non si tratta di risparmiare, ma di rottamare la giustizia nel Paese e i diritti dei cittadini. Si lasciano interi territori senza presidi di legalità e sicurezza. Tutto ciò in un’Italia che non ha ancora fatto le necessarie riforme per ridurre la durata dei processi, il vero grande problema irrisolto”.