BRESCIA – Cooperazione e aziende: un aiuto concreto per l’Uganda

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La cooperazione quale mezzo per un più moderno e armonico sviluppo dell’Africa: questa è stata la tesi di fondo dell’incontro “Il valore dell’aiuto mirato” organizzato dalla Confartigianato di Brescia e Ancos Confartigianato Persone con l’Associazione “Due Mani” Onlus, che ha visto come protagonisti monsignor Giuseppe Franzelli, vescovo della diocesi di Lira in Uganda, Eugenio Massetti, presidente della Confartigianato Brescia e Carlo Piccinato segretario generale.

Eugenio Massetti e mons. Franzelli

Imparare un mestiere per poter un giorno “camminare” con le proprie gambe oppure trasmetterlo ad altri rappresentano le basi del progetto presentato da monsignor Franzelli, missionario comboniano nativo di Roccafranca, durante il convegno “Cooperazione allo sviluppo. Il valore dell’aiuto mirato. Il progetto di Alìto in Uganda” svoltosi venerdì scorso nella sede di Confartigianato Brescia davanti ad un attento pubblico di imprenditori e rappresentanti di associazioni di volontariato.

Ad aprire la serata è stato il presidente Eugenio Massetti che ha sottolineato come questo progetto rappresenti un grande passo in avanti per il progresso della popolazione ugandese. “Perchè – ha proseguito – non si tratta più solo di un aiuto materiale, ma d’insegnare ai giovani un mestiere. E’ quindi un’iniziativa concreta per dare un futuro di sviluppo agli ugandesi e noi, come Confartigianato, attraverso l’Ancos vogliamo e dobbiamo essere vicini a coloro che hanno bisogno, a quelli meno fortunati”.

Parole riprese dal segretario Carlo Piccinato, che ha rimarcato come “scopo dell’Ancos è quello di organizzare sia attività culturali e ricreative che di promuovere l’impegno civile e sociale. Da noi è stata costituita da poco e questa è l’occasione per metterla alla prova: l’Uganda, denominata la Perla dell’Africa, è infatti da poco uscita da una tremenda guerra civile e rappresenta quindi un terreno fertile per iniziative di sviluppo di nuovo tipo”.

“Questa – ha esordito monsignor Franzelli – vuole essere anche una proposta di apertura all’altro, perchè l’assistenza fornita agli altri è una cosa preziosa che aiuta concretamente chi la riceve e simbolicamente anche noi, facendoci più grandi e membri di un’unica famiglia”.

Da dx Massetti, Mons. Franzelli e Piccinato

L’Uganda è indipendente da mezzo secolo ed in questo periodo è passata attraverso una dittatura, sei colpi di Stato e due ribellioni che hanno devastato il tessuto sociale ed economico e traumatizzato la popolazione nel corpo e nell’anima. “Nei campi per sfollati – ha raccontato infatti monsignor Franzelli – la gente si è abituata ad aspettare gli aiuti: un fatto che ha minato la fibra morale delle persone e distrutto lo spirito di iniziativa. Ora che la pace è tornata resta la parte più impegnativa: far ritornare gli ugandesi alle proprie case e far loro riprendere una vita normale d’impegno e lavoro”. Diversi progetti assistenziali susseguitisi nel corso degli anni hanno infatti ottenuto il solo risultato di far sì che la gente trovasse normale attendere gli aiuti umanitari, evitando di impegnarsi in prima persona per migliorare le proprie condizioni di vita.

Ad Alìto, dove era stato costruito un grande lebbrosario divenuto poi un villaggio per bambini orfani, si cerca ora di mettere al centro degli interventi il bene concreto della persona insegnandogli un mestiere o anche più d’uno. “Si vuole ripartire – ha spiegato il vescovo di Lira – dalla coltivazione della terra per aiutare la gente a ricostruirsi una vita. Da queste premesse è nato l’incontro con la gente di Brescia, con l’Associazione “Due Mani” Onlus sorta nel 2011, per creare collegamenti con l’imprenditoria e realizzare un’unità operativa in Uganda allo scopo sia di sviluppare un’agricoltura moderna che d’insegnare mestieri di grande utilità pratica quali il muratore od il carpentiere. L’Ancos e le altre associazioni, con le loro iniziative, possono inserirsi con aiuti concreti in questo progetto: abbiamo infatti bisogno di tutto, dai laboratori agli attrezzi, perché dalle idee si possa passare ad una realtà attiva ed operante”.

Ad Alìto è infatti sorta una scuola secondaria professionale di arti e mestieri, con oltre 250 allievi, cui si è affiancata una proficua collaborazione tra contadini e volontari italiani per la coltivazione razionale dei cinquanta acri di terra a disposizione.

“Nella situazione attuale ci vuole lungimiranza, se l’Africa cresce è un bene per tutti, perchè tutti abbiamo bisogno degli altri. Ora che ci siamo conosciuti – ha concluso monsignor Franzelli rivolgendosi agli imprenditori presenti – manteniamo i contatti, perché da questo primo incontro può nascere qualcosa di importante e duraturo per l’Uganda e per Brescia, per gli africani e per noi”.