BRESCIA – Sei mesi di agricoltura. Prezzi bassi e costi alti

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“Se volessimo tracciare un bilancio dei primi sei mesi dell’agricoltura bresciana potremmo dire che si sono caratterizzati per i bassi prezzi, l’aumento dei costi fissi, con una sostanziale tenuta della produttività delle aziende agricole”. Così Ettore Prandini, presidente della Coldiretti di Brescia, sintetizza l’attuale andamento dell’economia agricola locale che continua a rappresentare un comparto di riferimento con un valore superiore al miliardo di euro.

“Per quanto riguarda i cereali – spiega Prandini – a fronte di semine che confermano i dati delle ultime campagne, soprattutto per il mais registriamo un calo dei prezzi sotto i 20 euro al quintale che preoccupano i nostri monocolturisti. Purtroppo le tensioni finanziarie hanno ricadute sul mercato nazionale e il fatto che la soia abbia raggiunto prezzi impensabili, ci dimostra che abbiamo ragione quando all’interno della nuova Pac chiediamo misure di sostegno alle semine di proteine vegetali e la creazione di modelli di assicurazione al reddito contro le speculazioni internazionali.

Di certo – continua il presidente – pesa sul comparto maidicolo anche un certo abuso di impianti di energia che invece di utilizzare sottoprodotti usano materie prime nobili sottraendole alla zootecnia tradizionale. Anche perché i settori dei bovini da carne, latte e dei suini scontano costi fissi legati a Imu, energia, manodopera e alimentazione che riducono i margini di guadagno”. In effetti, secondo l’ufficio economico di Coldiretti Brescia, il dato più significativo dei primi sei mesi del 2012 è legato alla difficoltà delle aziende agricole di mantenere la propria redditività su livelli accettabili, stimando una riduzione secca di almeno 10 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2011.

“In questo ambito non va trascurata la difficoltà di accesso al credito – commenta Prandini – e mi auguro che con la nostra iniziativa di Creditagritalia si possa supportare il livello inconsueto di garanzia che le banche chiedono ai produttori. Inoltre, il nostro impegno per ridurre i costi fissi. Il fatto che per l’ennesima volta è stata rinviata la procedura del Sistri è l’ulteriore dimostrazione che c’è un apparato che non si è adeguato alla nuova realtà economica dell’agricoltura che non regge più costi fissi improduttivi”.

Cosa ci si può attende dai prossimi 6 mesi? “Fare previsioni non è mai semplice – sottolinea ancora Prandini – diciamo che se il prezzo del latte e quello della carne suina troveranno un riequilibrio tutto sarà più facile grazie all’effetto traino che la zootecnia continua a esercitare sull’agricoltura primarie e sull’indotto. Mi auguro anche che la filiera del vino, anche con le recenti decisioni sulla riduzione delle rese, confermi e sviluppi sempre di più mercato. Ce ne è bisogno. Tuttavia il problema resta all’interno delle principali filiere zootecniche e mi auguro che l’applicazione del nuovo decreto sui tempi di pagamento con la grande distribuzione possa portare benefici anche a noi che produciamo qualità e sicurezza”.