Il solito caos. Italico ma non solo

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Erano circa sette mesi fa, con lo spread a 500 punti, che tutti si affannavano a dire che era necessario fare presto. A far cosa? A togliere di mezzo il Cav, responsabile di ogni misfatto. Detto, fatto.

SuperMario doveva guidarci “sobriamente”fuori dal guado, forte del sostegno di tutta la comunità finanziaria europea che non ne poteva più delle barzellette berlusconiane. Intendiamoci, ero d’accordo. Era necessario trovare un uomo di prim’ordine, capace, competente, in grado di resistere ai conflitti della politica interna e che si sapesse circondare di ministri con le stesse caratteristiche. In questi giorni lo spread è tornato sugli stessi livelli di sette mesi fa.

Sono arrivate le tasse tanto temute in un caos totale sui criteri attuativi. I ministri sbagliano il loro lavoro. I numeri degli esodati non coincidono tra ministero e Inps. La capacità produttiva è crollata del 10%. La disoccupazione cresce a vista d’occhio mentre la capacità di consumo delle famiglie crolla ai valori di trent’anni fa. Però la revisione di spesa pubblica è rimasta una promessa: il ministro Giarda e il suo superconsulente Bondi sono finiti nelle nebbie padane dopo aver incautamente annunciato che si potevano risparmiare 100 miliardi di euro a breve e altri 200 in circa tre-quattro anni. Ma se questo è vero cosa aspettano ad attivarsi? I partiti invece, lesti lesti, hanno incassato i loro contributi, come da programma.

Ma state tranquilli, hanno fatto tante promesse, per gli anni futuri! Per i cittadini-sudditi arrivano invece solo certezze: si inizia con l’Imu a giugno, pensando alle prossime rate e si attende che – a ottobre – l’Iva vada al 23%. Nel frattempo cosa pensate che cambierà? Si accettano scommesse.

Intanto la finanza, che è cosa diversa dall’economia, continua a tenere sotto scaccol’euro. Se la Spagna crolla definitivamente – e non è detto che non accada – la prossima torna ad essere l’Italia.

Perchè, vedete, se la Grecia esce dall’euro, pazienza. Rappresenta una parte minima del pil europeo. Ma se crollano due economie come Spagna e Italia, l’euro fallisce miseramente come moneta di riferimento mondiale concorrente al dollaro.

A quel punto rimarrebbe solo la moneta americana, sul mercato mondiale, ad essere riferimento per gli scambi internazionali. La domanda è: cosa ci guadagna l’America da una situazione simile, se Obama si è – appena qualche giorno fa – esposto a strigliare il vecchio continente perchè si desse una mossa?

Forse gli Usa non hanno nulla da guadagnare, ma le potenti lobby finanziarie americane certamente sì.

Torniamo al punto di partenza di tutta la vicenda della crisi partita dagli Usa nel 2008 e diramatasi nel vecchio continente: la politica non governa più l’economia e questa ha lasciato che fosse la finanza a prendere il sopravvento.

Come uscirne? Se lo sapessi mi candidarei a presidente del mondo. Invece sono solo uno scribacchino di provincia che cerca di allargare – qualche volta – gli orizzonti della propria mente.