Effetti dei terremoti

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Quello devastante dell’Emilia ha avuto la solita conseguenza: 2 cent di accise sbattute senza pensarci un attimo sul costo della benzina che già sfiora quasi 2 € a litro. E di questi l’80% sono accise, una parte delle quali – se non erro – già appartengono ai terremoti di Messina e del Belice di novecentesca memoria.

Penso che i figli dei figli dei miei figli pagheranno ancora questi 2 cent e quelli di tutti i terremoti precedenti.

L’Emilia martoriata va aiutata. Ma la vergogna è che si abbatte la scure – ancora una volta – su un settore già duramente colpito dalla nuova tassazione imposta da Monti, la quale ha messo in ginocchio il mercato dell’auto e i consumi di carburante. Se avete voglia di documentarvi in proposito vi rimando a un mio precedente editoriale.

L’altro devastante terremoto che sta scuotendo l’Europa dalle fondamenta è quello finanziario.

La Grecia è – tecnicamente – ormai fallita. Irlanda e Portogallo sono in “amministrazione controllata” dall’UE e l’Italia, da quella strada, c’è già passata ma – nonostante questo – abbiamo uno spread che veleggia intorno a quota 460. Si teme il “contagio” per la Spagna che ha uno spread di circa 560 punti.

Siamo messi talmente male che Obama ha inviato – notizia di questa mattina riportata dall’Wall Street Journal – il sottosegretario agli Affari Internazionali, la bionda signora Lael Brainard, a sollecitare il rafforzamento del fondo salvastati e politiche economiche di sviluppo.

Che cos’hanno in comune i due terremoti? La mancanza di regole.

In Italia, nonostante da anni si sappia che la penisola è a rischio sismico, si continua a costruire in totale assenza di capitolati antisismici in molte zone del paese e i capannoni distrutti, costruiti intorno al 2000 in Emilia, lo stanno a dimostrare.

Nel mondo, nonostante i proclami anche da parte dello stesso Obama negli Usa, dopo la crisi finanziaria del 2008, non è stato fatto assolutamente nulla. In Europa continua ad essere possibile trattare i buoni del tesoro dei singoli stati “allo scoperto” sul listino secondario. In America si era tanto sbandierato un tetto agli stipendi dei supermanager delle multinazionali responsabili dei disastri economici di fine del primo decennio degli anni 2000 ma è rimasto tutto lettera morta.

Il nostro Presidente della Repubblica non ha raccolto l’invito a cancellare la festa del 2 giugno, inviando i soldi risparmiati ai terremotati. Ha piuttosto deciso di dedicarla ai morti del disastro: che c’entrano con il 2 giugno? E poi, ha ancora senso la parata classica con tutto l’ambaradan di carri armati e reparti militari in pompa magna che sfilano ai Fori Imperiali?

Non so voi lettori ma io sono molto perplesso.