BRESCIA – Via i voucher agricoli? La Coldiretti critica la riforma

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“Togliere i voucher sarebbe un duro colpo all’occupazione. La riforma così come è stata concepita non va bene: è poco funzionale e non sarà più possibile per 100 mila pensionati, studenti e cassintegrati italiani arrotondare il proprio reddito nelle campagne di raccolta di frutta, verdura, olive o vendemmia, come hanno fatto negli ultimi quattro anni”.

Questo è il commento di Ettore Prandini, presidente della Coldiretti Brescia dopo l’iniziativa di sensibilizzazione di questi giorni a Roma davanti al Senato, durante la quale un migliaio di imprenditori, studenti e pensionati provenienti da tutte le Regioni d’Italia hanno manifestato per evitare la cancellazione di uno strumento che concilia le esigenze di semplificazione, legalità e trasparenza con la possibilità di garantire un sostegno alle classi sociali che più sentono la crisi.

In particolare, dall’agosto 2008 al dicembre 2011 in Lombardia sono stati utilizzati oltre 3 milioni e mezzo di voucher, di cui quasi 400 mila assorbiti dal settore agricolo. Solo nel 2011 sono stati oltre 96 mila i voucher usati in agricoltura in Lombardia. Le province che hanno adottato di più questo sistema per il lavoro nei campi, sempre l’anno scorso, sono state: Brescia (49.004), Bergamo (12.971) e Mantova (11.003). A seguire: Pavia (6.100), Milano (4.110), Sondrio (3.527), Cremona (3.460), Lecco (2.170), Varese (1.567), Lodi (1.313) e Como (1.265).

“Si tratta di un numero importante – spiega il presidente – che dice chiaramente quale potrebbe essere il danno occupazionale nel caso di una cancellazione di fatto di questo strumento visto che il grosso dei buoni lavoro è concentrato in Lombardia con Brescia leader indiscusso di questa formula innovativa e utile alle aziende bresciane.

Considerando che parallelamente all’introduzione dei voucher sono aumentante anche le ore e il numero dei lavoratori agricoli con le forme tradizionali, è evidente che i voucher non hanno destrutturato in alcun modo il lavoro agricolo. Quello che affermano i sindacati dei lavoratori è quindi palesemente falso”.