Scosse d’Italia: bombe e terremoto

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Sabato mattina alle 7,55 lo scoppio delle bombole del gas a Brindisi. Domenica mattina alle 4 la scossa 5,9 della scala Richter che ha devastato un paesino in provincia di Ferrara ma è stata sentita in tutto il nord e nel pomeriggio la ripetizione del fenomeno con magnitudo 5,1.

Brindisi

Scosse d’Italia a cui non eravamo preparati, sempre presi dalle scosse quotidiane che ci arrivano dall’andamento della crisi e dalle stangate del governo e del parlamento: aggiungo sempre anche il parlamento perché non vorrei che i lettori dimenticassero che – seppur nascosti dietro i tecnici dei tecnici – le decisioni finali spettano sempre al parlamento, quindi ai politici, che devono approvare i provvedimenti con il loro voto.

Ricordatevene, quando arriverà il momento del voto.

Torniamo alle scosse. Poche ore dopo l’attentato alla scuola, in cui è morta la povera Melissa, iniziavo a sentir parlare di servizi deviati e già stava per venirmi l’orticaria. Qualcuno ha parlato di “sacra corona” altri di criminalità mafiosa. Forse è il gesto isolato di un pazzo. Vedremo.

Spero solo che gl’inquirenti rimangano sulla pista concreta senza alimentare fantasie che porterebbero chissà dove. Non ho mai creduto ai “grandi vecchi”. Nemmeno negli anni più bui della nostra storia che, pure, di massacri impuniti ne ha visti tanti.

Constato – invece – che questi gesti, queste stragi o tentate tali, avvengono sempre quando il clima nel paese diventa pesante, quando viene meno  una coscienza civile vera e diffusa, una coesione sociale, un vero spirito di legalità condivisa e del vivere comune di valori fortemente legati alle tradizioni e ai costumi dei territori.

Ferrara

D’altra parte, se dimentichiamo lo spread, che è un indicatore assai lontano dalla nostra vita quotidiana, ma leggiamo alcuni dati su costi e consumi del carburante, per esempio, vediamo che i costi sono aumentati del 22% dall’inizio dell’anno con un aggravio per le famiglie dell’8,7% nonostante i consumi siano crollati del 10,6% e lo stato abbia incassato il 17,7% in più di accise. Per gli analisti del Centro Studi Promotor GL events, se il trend proseguirà in questa direzione “nel giro di qualche mese diminuiranno anche le entrate per lo Stato”.

I consumi sono tornati indietro di 30 anni. La percentuale di disoccupati ha raggiunto quasi il 12% e il 35% trai giovani fino ai trent’anni. Qualche milione di abitante nel nostro paese ha smesso perfino di cercare lavoro.

Di fronte a questi dati i messaggi che giungono da chi ci governa sono sempre gli stessi: “loro” sono costretti ad aumentare le tasse che nella sommatoria stato, regioni, province, comuni hanno raggiunto il 68%, perché ci sono quelli che io chiamo “evasori forzati”.

Secondo questi massaggi (falsi n.d.r.) le tasse calerebbero se le pagassero tutti. Falso. Se aumentassero le entrate dello stato aumenterebbero percentualmente le ruberie dei politici e saremmo punto a capo. Ma è chiaro che i messaggi così trasmessi sono l’esatto opposto a ciò che servirebbe per far crescere coesione sociale, coscienza civile, senso di appartenenza ad una comunità che abbia valori condivisi e conviva sul territorio senza scosse turbolente.

Intendiamoci, il terremoto non è colpa di nessuno e nessuno lo può prevedere. Ma uno stato “normale” che garantisca ai suoi cittadini una vita quotidiana tranquilla, in una società ordinata e organizzata, ci consentirebbe di sopportare le scosse della natura con maggior equilibrio e minor paura del futuro