Dobbiamo preoccuparci più per ciò che dicono o per ciò che “non dicono”?

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Nella solita rassegna stampa quotidiana non ho trovato notizie di cui abbiamo un qualche motivo per rallegrarci e molte – invece – per preoccuparci.

La Grecia fa paura. Lo spread è vicino a quota 500 e molti mesi sembrano essere passati invano. Monti rassicura i dipendenti della PA che il governo li sostiene e li incoraggia; peccato non dica altrettanto alle piccole aziende in crisi soffocate dal “credit crunch” e spesso tartassate da equitalia. Bersani conversa amabilmente con Vespa a “Porta a Porta” sulla necessità di costriure una cultura condivisa sull’identità europrea (?): ma dove vive?

Ma una notizia, di cui molti analisti – presumo – saranno in possesso, mi preoccupa molto più delle altre e appartiene al quadrante Mediorentale, che pare non interessare più nessuno.

L’Arabia Saudita – da settimane – ha raddoppiato il numero dei barili di petrolio estratti mantenendo inalterato il volume di vendita e, pare, gli Stati Uniti stanno facendo lo stesso.

Non avrebbe alcun nesso logico con la situazione internazionale attuale se non si pensasse alla corsa al nucleare dell’Iran e alle possibili azioni di rappresaglia da parte di Israele. Che succederebbe se Israele attaccasse l’Iran, a parte il timore di escalation della guerra nella zona del Golfo?

Probabilmente verrebbe chiuso – non si sa supporre per quanto – lo Stretto di Hormuz, dal quale passano tutti i rifornimenti di petrolio per l’Europa. Le economie occidentali, pesantemente segnate dalla crisi che le attanaglia dal 2008, finirebbero soffocate da un disastro economico per il quale, ciò che si è visto fino ad ora, sarebbe solo una passeggiata.

Fantapolitica? Forse, ma io sono vivamente preoccupato e il fatto che nessuno ne parli mi spinge a preoccuparmi ancor di più.

Nell’attesa di vedere come va a finire, mi è venuto sott’occhio un intervento di Antonio Martino che ho riportato in questa sezione e trovato sul suo blog, ricco sempre d’illuminanti pensieri, che v’invito a leggere, perché suggerisce un esempio da studiare e – intelligentemente – seguire per uscire dalle sabbie mobili nelle quali ci hanno portato politici e professori.