Caos europeo e problemi interni

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E’ davvero difficile partire dal verso giusto quando la situazione è tanto complessa. Vien voglia di farlo con una battuta: “Ora che abbiamo capito che lo spread a 500 non era colpa del Cav, chi lo spiega al duo Napolitano-Monti che vogliamo riprenderci la vita?”

Ma le battute non spiegano quasi mai – per intero – la realtà. E riprenderci la vita non sarà davvero facile.

Ricordo un titolo sul “24ore” – sui 500 di spread – che recitava pressappoco così: “Fare presto”. E Napolitano fece presto: fuori “mister B”, dentro SuperMario. Applausi, da tutta Europa.

Ma era un’Europa che doveva fare i conti con le proprie scadenza elettorali più prossime nelle quali si andava a misurare il gradimento di quest’area “forzatamente” unita sul versante della moneta e mai decollata sul piano politico. Risultato: una catastrofe. I popoli europei che hanno votato hanno detto che questa Europa a trazione tedesca, tutta concentrata sul rigore e nulla sulla crescita, non piace. Ci deprime, non solo economicamente ma anche psicologicamente.

“Fare presto”. A cosa ci ha portato? Su due versanti sociali divisi abbiamo, da un lato, i lavoratori che contestano la riforma del lavoro e si disperano per la perdita del potere d’acquisto del loro salario reale. Dall’altro lato artigiani, commercianti e piccoli imprenditori – la spina dorsale del nostro comparto manifatturiero – si suicidano tra l’indifferenza delle istituzioni o urlano la loro disperazione verso l’agenzia delle entrate e equitalia (n.d.r. volutamente minuscolo). In mezzo uno stato che, non sapendo riformare se stesso e i suoi apparati politici e burocratici, attraverso i suoi amministratori ha avviato una campagna odiosa e stupida di contrapposizione sociale tra onesti contribuenti ed “evasori forzati” che ha generato conflitti e tensioni tra cittadini che stanno soffrendo nello stesso modo gli effetti di una crisi che ha radici lontane e una soluzione che non dipende dalla nostra sola volontà.

Ora dobbiamo “fare presto” un’altra volta. Mandiamoli tutti a casa. Tutti a casa.

E basta  pistolotti istituzionali farciti di molta retorica e pochi fatti. Riformare lo stato riducendo il numero dei parlamentari e i costi della politica, che deve arrangiarsi ad autofinanziarsi. Due mandati per tutti e poi a lavorare. Stipendi allineati alla più bassa media europea.

E se Bersani chiede: “Come facciamo a fare iniziative sul territorio?” Si risponde che se non ha i “danè” fà a meno. Non muore nessuno.

Possibilità ai privati di detrarre le spese, effettuate per vivere, dai loro redditi, che devono essere consegnati lordi anche ai dipendenti: che si arrangino a pagare le tasse e il servizio sanitario nazionale o a farsi un’assicurazione privata. In questo modo l’evasione fiscale scomparirebbe in un baleno (chiedetelo agli americani).

E se – in questo modo – non sappiamo dove mettere i dipendenti pubblici che risulterebbero in eccesso poco male. Provino, per un po’, i mal di pancia di chi lavora nel privato e – tutti i giorni – deve misurarsi con il mercato e con la burocrazia statale che a volte è resa ancor più insopportabile proprio dall’arroganza di chi ci lavora. Cinico? Forse. Realista? Assolutamente certo.

SuperMario e i suoi genialoni non sanno più che pesci pigliare e di fronte a un deficit pubblico di quasi 2000 miliardi di euro (DEUMILA MILIARDI DI EURO) stanno pensando di proporre alla nuova Europa degli euroscettici di “scorporare dal deficit le spese per investimenti”.

Avete capito bene? Alchimie amministrative!

Intanto Moodys ha declassato 26 banche italiane e la loro associazione di categoria denuncia un “attacco all’Italia”: ma da quando l’Italia si identifica con le banche aderenti all’Abi? Manca, nel panorama politico e amministrativo nazionale, un segnale che indichi un ancoraggio – anche minimo – di quanto si sta facendo con la realtà quotidiana di famiglie e imprese, con le loro difficoltà e necessità. Capisco anche che sia difficile – per chi denuncia milioni di euro di reddito – rimanere ancorato alla realtà di chi percepisce uno stipendio di 1200 euro al mese.

Che fare? Non lo so, non faccio il politico di mestiere. Il nostro mestiere è raccontare la vita quotidiana dei nostri territori e il punto di vista dei nostri concittadini, per fornire materiale di riflessione a chi, per mestiere, ha scelto di dedicarsi all’amministrazione pubblica.