CORTENO GOLGI – Suor Maria Troncatti beata. Una camuna in Sud America

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Tra i decreti firmati il 10 maggio scorso da Papa Benedetto XVI, c’è anche quello per la prossima beatificazione della venerabile suor Maria Troncatti, professa della Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice. A Corteno (oggi Corteno Golgi) e nei paraggi vivono ancora le tre nipoti Angelina, Diomira e Agnese Savardi, la cui madre Elisabetta Lucia Troncatti, morta a 101 anni nel 1988, era sorella della neo-beata.

Anche un’altra sorella minore di Maria, Agnese, divenne suora. All’interno del nuovo santuario dedicato a Maria Ausiliatrice a San Pietro d’Aprica, nella scultura metallica posta sulla parete a sinistra dell’altare, il medaglione col ritratto di suor Maria Troncatti è uno dei frutti dell’albero con la Madonna e San Giovanni Bosco. Maria Troncatti è nata a Corteno il 16 febbraio 1883 in una numerosa famiglia contadina. Cresce lieta e operosa fra i campi e la cura dei fratellini, in un clima caldo dell’affetto di esemplari genitori.

A Corteno arriva il Bollettino salesiano e Maria, ricca di valori cristiani, pensa alla vocazione religiosa. Inizialmente il padre non è d’accordo, ma appena la figlia compie la maggiore età, 21 anni, dà il suo consenso. Maria chiede l’ammissione all’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice ed emette la prima professione nel 1908 a Nizza Monferrato. Durante la prima guerra mondiale segue a Varazze corsi di assistenza sanitaria e lavora come infermiera crocerossina nell’ospedale militare. In seguito a un violento tornado, Maria promette alla Madonna che se le salva la vita partirà per le missioni. La Madonna l’esaudisce e Suor Maria chiede alla Madre Generale di andare tra i lebbrosi. Sette anni dopo Madre Caterina Daghero la manda invece in Ecuador.

Nel 1925 sbarca nella baia di Guayaquil e raggiunge Chunchi, dove è infermiera e farmacista per poco tempo. Accompagnate dal vescovo missionario Mons. Comin e da una piccola spedizione, Suor Maria e altre due consorelle si addentrano nella foresta amazzonica. Loro campo di missione è la terra degli indios Shuar, nella parte sud-orientale dell’Ecuador. Appena giunti a Mendez, Suor Maria si guadagna la stima di una tribù Shuar operando con un temperino la figlia di un capo, ferita da una pallottola.

Si stabiliscono definitivamente a Macas, un villaggio di coloni circondato dalle abitazioni collettive degli Shuar, in una casetta su una collina. Come don Bosco fu padre e maestro, Suor Maria diventa madre e, per 44 anni, sarà chiamata da tutti Madrecita. Inizia un difficile lavoro di evangelizzazione in mezzo a rischi di ogni genere. È infermiera, chirurgo, ortopedico, dentista e anestesista, ma soprattutto catechista ricca di meravigliose risorse di fede, di pazienza e di amorevolezza salesiana. La sua opera per la promozione della donna shuar fiorisce in centinaia di nuove famiglie cristiane, formate per la prima volta su libera scelta personale dei giovani sposi.

Svolge la sua attività soprattutto nel campo della formazione e della sanità, all’ospedale Pio XII di Sucúa e in numerosi dispensari. È madre delle missioni del vicariato apostolico di Méndez: Mácas, Méndez, Sevilla don Bosco e Sucúa, con instancabili spostamenti nella selva. Il 25 agosto 1969 Suor Maria è in aereo per recarsi a Sucúa agli esercizi spirituali; l’aereo cade poco dopo il decollo. La radio della Federazione Shuar dà il triste annuncio: “La nostra Madre, suor Maria Troncatti è morta”. La sua salma riposa a Macas.