MARMENTINO – Segugisti spinti dalla passione. Saggezza della pazzia

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Non c’è niente da dire: la passione è passione. D’altra parte, come ebbe a dire Georg Wilhelm Friedrich Hegel, “Niente di grande è stato fatto al mondo senza il contributo della passione”. Che dire quindi di questi pazzi segugisti che prima dell’alba si sono ritrovati nel paese valtrumplino il 14 e 15 aprile scorsi per la settima prova di lavoro di cani da seguita alla lepre? Pioveva, temperatura intorno ai 4° gradi, ombrelli colorati a contrastare le nubi basse che riducevano la visibilità a poche centinaia di metri… Mica solo uomini, anche donne.

Elena Marcaletti, esperto giudice dell’Enci, viene da Varese. La vediamo, indaffarata, a Malga Piazze, tra le nubi basse e gli scrosci di pioggia, malamente riparata da un ombrello. Se gli chiedi che cosa la spinge a lasciare la sua bella città, il marito e un weekend in famiglia per venire a scarpinare sui monti della Valtrompia, sotto l’acqua, compilando fogli umidi e svolazzanti, ti risponde lapidaria “La passione”. Eggià: che altro deve risponderti? Qui è un po’ come l’arte: ci sono cose che capisci al volo, d’istinto, o non le capisci e una domanda così è anche un po’ scema.

E questi appassionati che con i loro cani sono alla ricerca del cuore pulsante della vita sulla terra, amano oltremodo questo faticoso, impegnativo, totalizzante mondo. La preda finale è un dettaglio: il bello è prima, la lunga e infinita preparazione, l’educazione dei cani, la preparazione alla battuta, sia essa di caccia vera e propria o per una prova di lavoro, il freddo dell’alba, l’odore del bosco e della terra… E, a dirla tutta, il bello è anche dopo: seduti a una tavola a rifocillarsi ma soprattutto a raccontarsi e a raccontare dei cani, della lepre, furbissima, che magari non si è neanche vista, a incontrare amici che è mesi che non vedevi… Sono queste occasioni nelle quali si conosce gente interessante… Come Marco, rappresentante di Mister Mix, cibo per cani.

Mi spiega lungamente delle caratteristiche del suo prodotto (grazie alla cottura differenziata,  in ogni porzione si trovano tutte le proteine nobili di carne, pesce e uova mentre gli altri cibi contengono un solo tipo di  proteine per porzione) “Comunque io assaggio il cibo per cani…” “Assaggi cosa?” “Si, il mangiare che diamo al cane, per sapere se è troppo grasso; se è troppo grasso ti si attacca al palato, lega la lingua…” E poi dicono degli orientali che mangiano i ragni! Oppure il “dottor Bertorelli” (“Ma come si chiama di nome?” Non lo so… Noi lo chiamiamo “dottor Bertorelli” da sempre”) che viene da Borgotaro con cinque segugi italiani. Uomo di poche parole e molti fatti, ha risposte precise e concise per le mie domande, quasi delle sentenze:

“Ho ereditato la passione per la caccia da mio padre. La passione per il segugio è venuta dopo. La caccia è salute per il corpo e per l’anima. Ritengo che oggi la vera caccia sia quella alla lepre o alla beccaccia. Sono ancora dei selvatici veri”. Tra l’altro sabato il dott. Bertorelli ha compiuto 66 anni e la sua Lilla gli ha regalato la vittoria nella prova. A queste due giornate era presente anche il campione italiano FIDASC (Federazione Italiana Disciplina Armi Sportive e da Caccia), sigla riconosciuta dal CONI, Battista Pedretti, che sembra un po’ un Roberto Begnini leggermente più in carne. Visto il cognome viene da pensare che sia originario di Gardone. E invece è di Bienno, Valcamonica.

Con la sua muta di cinque cani (Timba, Alba, Emi, Dama e Nano) è riuscito a salire sul gradino più alto del podio. Battista è anche vicepresidente della Pro-Segugio di Brescia. Formidabile segugista, ha nel mirino la Coppa dei Campioni. I premi distribuiti sono stati tantissimi e un giorno o l’atro riuscirò a capire quante categorie vi sono in queste Prove di Lavoro. Comunque è tenero vedere ‘diafane’ fanciulle, intabarrate in abiti da guerra, che discutono animatamente con corpulenti omaccioni in maniche di camicia, dal petto villoso e dalle mani come badili (un po’ dei Brutus di Popeye) i quali Brutus, vuoi per la stanchezza, vuoi per il vino, vuoi per cavalleresco sentimento, alla fine asseriscono, sfiniti, crollando sul petto il loro testone arruffato allineandosi alle argomentazioni della Diana di turno.