BRESCIA – Idrocefalo normoteso e disturbi, un convegno per conoscere la malattia

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Colpisce 7 persone ogni 100.000 prevalentemente in età avanzata e, nonostante sia una demenza curabile, spesso non viene diagnosticata correttamente e tempestivamente perché confusa con altre malattie neurologiche come Alzheimer e Parkinson. Secondo i risultati di un recente studio epidemiologico norvegese, infatti, il dato di incidenza potrebbe salire a 22 casi ogni 100.000 abitanti.

È l’idrocefalo normoteso, una patologia ancora poco conosciuta che compromette seriamente la qualità di vita delle persone che ne sono colpite, influenzando la vita sociale a causa dei sintomi che si manifestano e che tendono a peggiorare nel corso della vita: disturbi dell’andatura, incontinenza e deficit a livello cognitivo. “Come spesso accade, la tempestività nella diagnosi è importante per un trattamento di successo e un miglior recupero delle funzionalità perdute – commenta il professor Marco Maria Fontanella, direttore della U.O. di Neurochirurgia presso gli Spedali Civili di Brescia – soprattutto perché stiamo parlando di una patologia curabile per cui si può tornare a una condizione di normalità anche dopo pochi giorni dall’intervento.

A tal fine risulta fondamentale però la collaborazione tra le figure professionali coinvolte nell’iter diagnostico, a partire dal medico di famiglia e dal geriatra fino ad arrivare al neurochirurgo, passando per il neurologo”. Per approfondire la tematica e fornire strumenti utili alle figure sanitarie coinvolte in questo percorso, domani, 8 maggio, a Brescia presso la sede dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia, si terrà un incontro formativo di aggiornamento dal titolo “Una demenza trattabile: l’Idrocefalo Normoteso”, organizzato dagli Spedali Civili con il contributo incondizionato di Codman, con l’obiettivo di diffondere una maggiore conoscenza su una patologia che spesso non viene correttamente diagnosticata e pertanto non trattata e curata adeguatamente.

La Clinica di Neurochirurgia dell’ospedale bresciano, infatti, nel corso degli oltre 30 anni di attività, è diventata un’eccellenza a livello provinciale e regionale. Su un totale di circa 1.750 interventi chirurgici realizzati nel 2011, circa il 3% hanno riguardato il trattamento dell’idrocefalo normoteso. “Se diagnosticata correttamente e con tempestività nella maggior parte dei casi è trattabile con un intervento neurochirurgico di meno di un’ora – continua Fontanella – le innovazioni apportate ai nuovi dispositivi medici migliorano notevolmente la fase di follow up, ovviando il problema di sottoporre il paziente a successivi interventi finalizzati a tarare il dispositivo”.

Per poter garantire anche a questi pazienti una qualità della vita migliore, in una società in cui sempre più si chiede alla persona anziana di rimanere attiva per affiancare le nuove famiglie ad esempio nella crescita dei bambini, l’Azienda Ospedaliera ha costituito una task force dedicata al trattamento di questa patologia con un approccio multidisciplinare in grado di ottimizzare la selezione dei pazienti per l’intervento chirurgico e di assicurare uno stretto follow-up per valutare i risultati e monitorare eventuali complicanze.