Vergogne d’Italia

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Intendiamoci, chi fa il nostro mestiere ha il dovere d’informare con equilibrio e imparzialità e di tenere separati i fatti dalle opinioni. E – per essere chiaro – la mia opinione è che siamo di fronte a una situazione di vergogna assoluta per la degenerazione totale della politica e è giunta l’ora che se ne vadano tutti a casa. Tutti a casa.

Detto questo rimaniamo sui fatti, gli ultimi di una lunga serie.

Ieri si è tolto la vita un altro piccolo imprenditore di Treviso. A Romano di Lombardia un altro piccolo imprenditore disperato è entrato nella locale sede dell’agenzia delle entrate (volutamente minuscolo) chiedendo di parlare con i giornalisti e con Monti e si è arreso verso sera senza far male a nessuno se non a se stesso. Hanno mobilitato i “Gis”, un reparto d’elite con compiti importantissimi di controterrorismo: se è vero si vergogni chiunque ha dato l’ordine. E’ bastato un coraggioso Maresciallo della territoriale munito di pazienza e intelligenza.

Il governo ha chiesto di inviare mail sul proprio sito per segnalare sprechi nella pubblica amministrazione: una mail al minuto. Non perdete tempo. Questi politici hanno avuto il coraggio di ignorare l’esito di un referendum che declinava la fine del finanziamento pubblico ai partiti. Un referendum con validità giuridica. E voi pensate che una normalissima mail che non ha  alcun valore serva a qualcosa? Lo fanno solo per prendere tempo e lasciare che la rabbia della gente si plachi.

Intanto l’accordo per bloccare la tranche di finanziamento ai partiti a luglio è saltata: hanno già speso i soldi facendoseli anticipare dalle banche. Avete capito bene la doppia beffa? Li hanno già spesi, quindi ora non possono più farne a meno. E li hanno anticipati le banche. Provate voi ad essere tanto furbi. Ci provi un’azienda a farsi anticipare i soldi da una banca.

E Monti dice che non è lecito che un’azienda che vanta un credito dallo stato (volutamente minuscolo) pretenda la compensazione con un debito se deve pagare le tasse. Certo, ha ragione. Invece è lecito che lo stato non paghi i fornitori perché non ha soldi.

Se un’azienda non ha soldi per pagare le tasse all’agenzia delle entrate ci pensa equitalia (volutamente minuscolo) ad incassare, magari pignorando l’auto del titolare o i macchinari che servono per lavorare. Poi Befera, il direttore generale dell’agenzia delle entrate, dice che lo fanno per educare i contribuenti al rispetto delle regole. Sì, le stesse regole che lo stato – per primo – non rispetta.

A chi devono rivolgersi gli imprenditori creditori nei confronti dello stato per pignorare cosa? Palazzo Chigi? Il Quirinale?

Intanto scopriamo che il trota e la guardia del corpo della Mauro hanno “preso la laurea” a Tirana dando 20 esami in un anno. Che intelligentoni. Sì ma Bossi non ne sapeva nulla di tutto questo e sospetto che la laurea – nella cartelletta “the family” – ce l’abbiano messa i “servizi deviati”.

Devo dilungarmi o posso fermarmi qui, per oggi?