NEW YORK – “L’urlo” di Munch da record. Venduto all’asta per 120 mln $

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Ieri sera, mercoledì 2 maggio, è stato battuto all’asta uno dei più grandi capolavori nella storia dell’arte: “L’urlo” di Eduard Munch. L’opera in questione è una delle quattro versioni, due pastelli e due olii su tela, che il pittore norvegese dipinse tra il 1893 e il 1910, e inoltre l’unica ancora di proprietà privata, in quanto tutte le altre sono conservate nella National Gallery della Norvegia e al Munch Museum di Oslo.

Prima dell’asta si pronosticava una stima di 80 milioni di dollari che sorprendentemente è stata bruciata dai quasi 120 milioni sborsati per il passaggio di mano. E’ il nuovo record per un’opera d’arte venduta all’asta, che precedentemente apparteneva alla “Nude, Green Leaves, and Bust” di Pablo Picasso, venduta per la somma di 106,5 milioni di dollari nel 2010.

L’incasso totale dell’asta del dipartimento di arte impressionista e Moderna di Sothbey’s è stato di 330.568.550 milioni di dollari, che ha fatto registrare l’80% di lotti venduti. “L’urlo” è sicuramente da considerare uno dei dipinti più conosciuti e famosi del mondo, grazie alla sua forza d’impatto e alle sensazioni ed emozioni che riesce a trasmettere allo spettatore. Non bisogna però stupirsi, in quanto Eduard Munch fu uno dei più grandi pittori, o forse il più grande, che riuscì ad imprimere su tela la propria interiorità, che in fondo può essere quella di un qualsiasi essere umano.

La professoressa Eva di Stefano, esperta in arte contemporanea, spiega così la poetica di Munch. “Nei suoi quadri non farà altro che ‘scrivere’ e ‘riscrivere’ la sua vita: un’autobiografia dell’anima per immagini, o meglio un’anatomia delle catastrofi dell’Io, imprimente nell’intensità, provocante nei mezzi. Chi guarda sbatte contro quell’ansia e vi riconosce la propria: non vi è dubbio che tra i pittori, Edvard Munch è colui che più di ogni altro ha saputo dare volto alla psiche moderna”.