CHIARI – 25 aprile con i partigiani per una missione di libertà

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Ieri, mercoledì 25 aprile, hanno partecipato in molti tra autorità civili, militari e religiose e degli esponenti dell’associazionismo e del volontariato clarense alle celebrazioni per il 25 aprile. Dopo la messa nella Chiesa di Santa Maria celebrata dal Prevosto mons. Rosario Verzeletti, il corteo è transitato per le vie del centro storico al seguito del corpo bandistico “G.B. Pedersoli” diretto dal maestro Stefano Morlotti per raggiungere il Monumento ai Caduti e la lapide per la Libertà in piazza Rocca per la deposizione delle corone d’alloro.

Gli studenti delle medie “Morcelli” e “Toscanini”, al seguito del vicepreside Massimo Merigo e dei professori Roberta e Silvana Massetti, hanno eseguito in coro davanti al monumento ai Caduti l’Inno di Mameli, La Leggenda del Piave e il canto alpino “Signore delle cime” mentre, davanti alla lapide dei Caduti per la Libertà hanno intonato il canto partigiano “Bella ciao”, accompagnati dalla banda. Sono intervenuti, alla presenza degli ultimi partigiani di Chiari Lino Caratti classe 1913 e Antonio Cancelli classe 1922 e dell’avv. Donatella Rocco, figlia del comandante partigiano delle Fiamme Verdi di Capriolo Beppe Rocco e della prof.ssa Annamaria Venere, l’assessore ai Rapporti con le associazioni d’Arma Roberto Campodonico e il prof. Mino Facchetti oratore ufficiale designato dall’Anpi di Chiari.

Al partigiano “Mercurio” Lino Caratti, collaboratore fiduciario del ragionier Pietro Cenini, “il Maestro” nella lotta partigiana per la liberazione della città e a “Toni” Antonio Cancelli, tra i primi a entrare a Chiari con una dozzina di partigiani in armi e ad affiggere il tricolore alla Caserma del Carabinieri il 26 aprile 1945, l’assessore Roberto Campodonico ha consegnato una targa ricordo in argento a nome dell’amministrazione comunale. “La retorica – ha affermato il prof. Facchetti citando Mimmo Franzinelli, storico camuno studioso del periodo fascista – è un tradimento del 25 aprile e degli ideali che hanno suscitato la Resistenza.

Le lettere dei condannati a morte e dei deportati sono le testimonianze certamente non enfatiche e più autentiche per conoscere e capire questo periodo della storia italiana. Durante la Resistenza, l’Italia della fragilità, diversità e della libertà ha visto, attraverso le vicende di tanti giovani di ogni età e di ogni ceto sociale, affermarsi il primato delle coscienze e dell’identità nazionale, valori condivisi che rappresentano il cardine della Carta Costituzionale”.

Facchetti ha poi recitato in conclusione il testo della celebre canzone “Viva l’Italia” composta da Francesco De Gregori nel 1979 che sintetizza pregi e difetti del Bepaese, ricordando “l’Italia che resiste, metà dovere e metà fortuna, l’Italia dimenticata e da dimenticare, assassinata dai giornali e dal cemento, che lavora, che non muore, metà giardino e metà galera, l’Italia tutta intera”.