MILANO – Mistero sulla morte di Caravaggio. Spie in Vaticano?

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Caravaggio non smette mai di far parlare di sé. Adesso è lo studioso Vincenzo Pacelli che riapre con decisione il capitolo conclusivo della vita del pittore milanese. La versione ufficiale sostiene che Michelangelo Merisi sia morto a Porto d’Ercole a causa di una grave infezione intestinale. Le sue ossa vennero identificate nel 2011, rinvenute nell’Argentario a Grosseto.

Una fine misera quella del più grande pittore della Roma giubilare, che ha lasciato un retrogusto amaro e una certa malinconia in tutti coloro che si avvicinano allo studio di Caravaggio. Il critico Vincenzo Pacelli, nel suo prossimo libro “Michelangelo Merisi detto Caravaggio tra arte e scienza”, propone un’altra versione riguardo la tragica morte dell’artista. Lo studioso sostiene che il luogo del decesso sia Palo, nei pressi di Civitavecchia, dove il Maestro, nel luglio 1610, si sarebbe fermato per chiedere la grazia al Pontefice, in quanto sulla sua testa gravava la pena capitale, dopo aver ucciso Ranuccio Tomassoni nel 1606 a Roma.

Questa condanna era stata la causa della sua fuga prima a Napoli, presso la potente famiglia Colonna, e poi a Malta, dove divenne addirittura Cavaliere dell’Ordine maltese. Purtroppo fu costretto a scappare anche da Malta, in seguito all’aggressione ad un Cavaliere di alto rango. Si rifugiò in Sicilia, per poi tornare a Napoli, dove, fuori dalla ormai celebre “Locanda del Cerriglio”, alcuni uomini al soldo del Cavaliere di Malta lo picchiarono sfregiandolo in volto.

Ma buone notizie arrivarono da Roma: papa Paolo V stava preparando la revoca del bando. Caravaggio prese allora una feluca traghetto per arrivare a Porto d’Ercole dove avrebbe aspettato la remissione della condanna. E’ a questo punto che Pacelli riscrive la vicenda, ritenendo Caravaggio assassinato dai Cavalieri di Malta a Palo, con il consenso di alcuni importanti figure della Curia pontificia, che volevano togliere di mezzo un personaggio scomodo, non rispettoso del decoro imposto dal Concilio di Trento.

Pacelli, nel corso del suo lavoro, ha collaborato con ben diciotto studiosi e per quanto riguarda i documenti storici si è avvalso della collaborazione di Francesca Curti e Orietta Verdi, esperte dell’Archivio di Stato. Sicuramente detrattori di Caravaggio in Vaticano erano presenti nel 1610, ma pensare che avessero ordinato l’omicidio di un uomo che stava per ricevere la grazia dal Papa era impensabile. Almeno fino a oggi. La cosa certa è che il genio Merisi, oltre che straordinarie opere d’arte, ha lasciato in eredità una fine a dir poco incerta e che forse non troverà mai una sicura e definitiva soluzione.