GARDONE – “Al-Ummah” ha la nuova casa. La “moschea” all’ex Bernardelli

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L’associazione islamica locale “Al-Ummah” – come riporta anche l’edizione odierna del Giornale di Brescia – ha trovato un’altra “casa” dove pregare e continuare a svolgere le attività finora svolte in alcune stanze del centro storico. La decisione ha avuto il permesso definitivo della commissione Edilizia per costruire la nuova “moschea”.

Municipio di Gardone

La vicenda, che nei mesi scorsi ha creato diverse polemiche tra la popolazione, soprattutto tra chi (come la sezione della Lega Nord) aveva attaccato la giunta di Michele Gussago di “troppo perbenismo e scarsi controlli” verso l’associazione, nei prossimi tre anni dovrebbe sistemarsi. Già, perchè l’operazione di ristrutturazione per la nuova sede, secondo quanto confermato dal sodalizio, si farà nell’arco del prossimo triennio. I locali sono quelli della zona ex Bernardelli ora sgombri e inseriti dal Comune come zona artigianale nel piano di governo del territorio.

Per parlare dell’associazione e degli attriti nati nel tempo con parte dei cittadini, bisogna ritornare al 2002 quando l’amministrazione mise a disposizione del gruppo un deposito in vicolo Bertarini, nel centro storico, da usare come luogo di culto. Tra il 2010 e il 2011, dopo alcuni controlli operati dalle forze dell’ordine, dall’ufficio Tecnico del Comune e dall’Asl per verificare la stabilità e le condizioni igieniche della struttura, l’intero stabile era stato chiuso per motivi di sicurezza. “Dopo i sigilli – dice il sindaco Michele Gussago con l’assessore all’Edilizia privata Piergiuseppe Grazioli – l’associazione si è arrangiata in diverse sedi creando spesso problemi ai cittadini per l’affollamento e l’ordine pubblico, ma per i raduni del venerdì e altre feste hanno usato la palestra del Rovedolo”.

Da qui, la scelta dell’associazione di cercare una sede ufficiale: nel novembre del 2011 acquista una parte della zona vicina all’ex Bernardelli (circa 900 metri quadri disposti su due piani) e il 28 febbraio scorso ha presentato al Comune la richiesta di costruire e trasformare la sede artigianale in un luogo di culto. Una zona, quindi, non abitata, senza problemi di ordine e sicurezza e adatta alle esigenze del gruppo. Dopo l’autorizzazione della commissione, l’associazione può iniziare a costruire la sede partendo dal piano terra.

L’opera sarà realizzata in due fasi, con la sistemazione dell’edificio, la realizzazione dell’impianto elettrico e di riscaldamento e i servizi igienici. “Quando potrà entrare nella sede – dice ancora il primo cittadino Gussago – dovrà rispettare alcune regole: meno di 100 persone per volta, usare l’accesso principale per entrare nel centro culturale e non alloggiare nelle stanze”. Sul posto, infine, ci sono 38 parcheggi utili la sera per chi è fedele al culto.

E sulle polemiche che nelle scorse settimane hanno acceso il clima politico, soprattutto dopo la chiusura del vecchio centro culturale, il sindaco ha voluto gettare acqua sul fuoco. “La convivenza degli italiani con la popolazione immigrata è un obiettivo che deve porsi ogni amministrazione – ha detto – e deve essere chiaro che tutti vengono considerati allo stesso modo e possono usare i servizi per la comunità. Le nostre politiche non sono discriminatorie”.