GARDONE – In piazza San Carlo si brucia la vecchia. Un rito ancora attuale

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Domani, giovedì 15 marzo, pausa di Quaresima, come ormai tradizione da diversi anni, anche nel paese valtrumplino si brucia la vecchia. E in questa edizione il comitato “Acqualunga” e la cooperativa “L’Aquilone” rinnovano l’appuntamento a grandi e piccini per assistere al rogo propiziatorio.

Come infatti si saprà, negli anni passati era abitudine, a metà Quaresima in occasione del giovedì grasso, interrompere l’atmosfera penitenziale e  bruciare in piazza, tra canti e balli, la grande sagoma colpevole di tutti i mali. A Gardone questa antica usanza era ormai stata cancellata ma, grazie ai gruppi promotori, da diversi anni è tornata di moda e riesce sempre a coinvolgere diverse centinaia di spettatori, in maggioranza bambini.

Con questo rito simbolico si volevano bruciare e quindi cancellare tutte le cose brutte che la vita a volte riserva e auspicare per tutti un futuro migliore; la vecchia diventa così un caprio espiatorio caricato di tutte le responsabilità del male avvenute durante l’anno nella comunità. Il fuoco con cui si avvia questo rito di antico sapore sacrificale dà allora voce alla lontana storia e ideologia medioevale, che poneva al rogo le proprie streghe.

Quelle streghe che facevano parte di una complessa cultura in cui si concepiva una realtà animata da forze spesso diaboliche e inquietanti che l’uomo doveva di volta in volta controllare ed esorcizzare tramite riti sacrificali. Ma l’antica tradizione contadina ha dato al rogo un valore liberatorio più legato alla vita quotidiana rappresentando la vecchia come tutto quello di negativo che ha portato l’inverno; poca luce, freddo, niente raccolti e polmoniti.

In questo simbolo si rappresenta dunque la stagione che muore, ma che nello stesso tempo, con l’arrivo della primavera, dà il seme propiziatorio alla stagione che sta per arrivare. L’appuntamento, come d’abitudine, è fissato per domani, giovedì 15 marzo, alle ore 20,45 in piazza San Carlo di fronte alla chiesa dedicata al cardinale Carlo Borromeo che ebbe molta dimestichezza con gli eretici e sospetti di stregoneria.