BRESCIA – Confartigianato chiede una riforma del lavoro equa e utile

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“Il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro è aperto e c’è l’intenzione di arrivare a breve a una conclusione. Noi artigiani non ci sottraiamo di certo. Vorremmo però che le ragioni delle micro-imprese fossero ascoltate” afferma Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato di Brescia, che aggiunge. “Rete Imprese Italia, cioè tutto il mondo delle micro e piccole imprese, ha nei giorni scorsi proposto e presentato pubblicamente un articolato documento, ma le nostre ragioni sembrano non esistere dentro il confronto riportato dai media. Invece noi abbiamo una chiara e netta opinione in merito.

Eugenio Massetti

Noi chiediamo – continua il presidente Massetti – chiarezza e trasparenza sui numeri e sulle risorse. Pensiamo che la riforma degli ammortizzatori sociali debba da un lato partire da un’analisi dettagliata dell’uso che oggi si fa degli strumenti vigenti nei diversi comparti economici e dall’altro prendere in considerazione tutte le voci contributive che finanziano le prestazioni temporanee. Prima di chiederci costi aggiuntivi vorremmo si considerassero alcuni elementi.

Le tariffe Inail della gestione terziario e artigianato sono in forte avanzo da molti anni; nel settore artigiano l’avanzo è di 10.333 milioni di euro. La gestione industriale nell’ultimo biennio è invece andata in deficit. La Cig in deroga, nata per fronteggiare la crisi straordinaria dei settori che, come il nostro, non avevano a disposizione lo strumento ordinario, è stata utilizzata dall’industria nel periodo 2005-2011 a livello nazionale per il 39% e in Lombardia per il 35%. E’ utile che questi fatti siano noti a tutti”.

Se poi si considerano nel complesso tutti gli ammortizzatori sociali dal 2008 al 2010, comprese le coperture figurative a fini pensionistici, si registra un disavanzo complessivo di 27,3 miliardi di euro. “Un disavanzo – sottolinea Massetti – composto per un terzo da importi finanziari di cui i settori dell’artigianato e del terziario non beneficiano, mentre nella restante quota i nostri settori pesano meno del 50% del disavanzo”.

“Credo che questi numeri parlino da soli – conclude il presidente Massetti. – Come si può ipotizzare una riforma che non tiene conto di questi dati concreti? Uno strumento unico di ‘cassa’ per tutti i settori non risponde alle esigenze dei diversi comparti economici. Proprio le peculiari esigenze dei settori hanno spinto a realizzare alcune positive esperienze per il sostegno al reddito dei lavoratori durante i periodi di crisi aziendale: i lavoratori del comparto dell’artigianato hanno avuto accesso a strumenti di natura contrattuale gestiti dalla bilateralità. Vorrei dire al ministro Fornero e a tutti: tenete conto di queste particolarità. Non fate di tutta l’erba un fascio, rispettate le specificità. Se ne avvantaggerà anche il Paese”.