BRESCIA – La ricaduta dell’Imu sulle imprese: parla Confartigianato

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L’Imposta Municipale Unica, rilanciata dal decreto “Salva Italia”, riproponendo ed aggravando il problema originario della nuova imposta sul mattone, resta pericolosamente sospesa come una spada di Damocle sulle teste di cittadini ed imprenditori.

L’Imu calcolata al 7,6 per mille si accompagna infatti ad un’espansione della base imponibile, a causa dei moltiplicatori che aumentano il valore catastale anche per negozi ed uffici, che dovrebbe portare ad un rincaro effettivo medio di circa il 20% rispetto all’Ici pagata oggi. Senza dimenticare che tale rincaro dipenderà inoltre dalla differenza tra l’Ici reale oggi richiesta dai Comuni e l’aliquota di riferimento della nuova imposta.

“In questi ultimi tempi – sottolinea il presidente di Confartigianato Brescia Eugenio Massetti – si è molto discusso sull’introduzione dell’Imu riguardo alla prima e seconda casa, e delle conseguenti detrazioni per le famiglie, ma poco si è detto sulla possibile ricaduta della nuova imposta sugli immobili delle imprese, e quindi del suo impatto sul tessuto produttivo sia regionale che, soprattutto, locale. Si tratta di una grave svista, perché le aziende artigiane sono il motore della nostra economia e, in un momento di grave crisi come quello odierno, caricarle di ulteriori tassazioni potrebbe dare a molte di loro un colpo mortale”.

Infatti, secondo uno studio elaborato dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato, con l’aliquota al 7,6 per mille in Lombardia si passerebbe da 952 milioni di Ici versati nel 2011 a 1427, con un più 49,8%, mentre ipotizzando un aumento, lasciato alla discrezione delle amministrazioni comunali, del 3 per mille, ossia 10,6 per mille, si raggiungerebbe quota 1990, con un più 107,7%.

“Valutando i dati riferiti alla riduzione del 3 per mille – sottolinea Massetti – meno probabile dato l’alto peso delle manovre 2011 sulla finanza locale e comunale che rende praticamente impossibile attuare qualche vero taglio d’aliquota, si andrebbe invece incontro ad una diminuzione pari a 863 milioni. Sarebbe quindi auspicabile che i Comuni, nonostante una situazione economica non certo rosea, cercassero di attuare una qualche forma di alleggerimento dell’imposta per dare un supporto concreto agli artigiani presenti sul loro territorio”.

Scendendo nel particolare, lo studio di Confartigianato analizza la situazione di Brescia, dove il maggior gettito dovuto sugli immobili delle imprese con l’aliquota al 7,6 per mille passerebbe da 109 a 155 milioni di euro, mentre con l’ipotesi di aumento del 3 per mille, quindi Imu al 10,6, si andrebbe a 216,5 milioni e con la riduzione del 3 per mille si scenderebbe a 94 milioni.

“Questi dati – conclude il presidente Massetti – confermano quanto si è sempre temuto, vale a dire altri inaccettabili aggravi e altre pesanti spese a carico degli imprenditori, già duramente colpiti in questi ultimi anni dalla crisi economica. Sappiamo già che l’opzione di riduzione dell’aliquota non verrà considerata da nessun Comune, già alle prese con tagli ai fondi ed entrate ridotte. Nostro compito sarà quello di impegnarci a fondo in tutte le sedi istituzionali per proteggere gli artigiani da altri insopportabili balzelli che hanno come unico risultato quello di penalizzare ancora di più le nostre produzioni e le nostre imprese”.