BOVEZZO e SAREZZO – Doppio evento di “Proposta”. In scena mafia e pianto

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La rassegna teatrale “Proposta Valtrompia” prevede un doppio appuntamento nel fine settimana tra temi seri e delicati legati alla mafia e alla lotta contro la criminalità organizzata e il pianto, invece, interpretato in una chiave pop rock. Il weekend sul palcoscenico partirà domani, venerdì 9 marzo, all’auditorium parrocchiale di Bovezzo in via Paolo VI (ore 21, ingresso 3 euro) con “AUT, un viaggio con Peppino Impastato”, l’ultimo tassello del lavoro che la compagnia “ArteVOX” sta portando avanti dal 2007 su progetti teatrali e culturali di “costruzione della memoria”.

“AUT” ha debuttato il 7 maggio 2010 a Cinisi (Pa) all’interno delle iniziative organizzate per il Forum Sociale Antimafia da “Casa Memoria Peppino Impastato” in occasione del 32esimo anniversario della morte. Dicono il regista Paolo Trotti e l’interprete Stefano Annoni. “Aut è un viaggio, un viaggio di un treno fantasma, un treno che corre su quelle rotaie che saranno la tomba di Peppino. Lui è seduto su quel treno e dal finestrino vede passare la sua vita. Vita che non si ferma neanche con la sua morte. Vita che non poteva mai essere vita privata ma era lotta e politica.

Il treno e la radio diventano teatro per raccontare la sua storia. Peppino si racconta. E lo fa in modo schizofrenico, saltando da un’immagine, da un ricordo, da una trasmissione all’altra. Com’erano i suoi sogni, schizofrenici. Le sue trasmissioni. La sua voglia di trasgredire. Arrivando fino al sogno… Lo spettacolo è lui, solo come negli ultimi giorni di vita, ‘eroe o vittima è il protagonista della sua propria esistenza’. Abbiamo utilizzato le sue parole, le abbiamo piegate e tagliate per renderle teatrali, abbiamo rubato dai classici e abbiamo scritto cose nuove. Onda Pazza (trasmissione satiro-schizo-politica di Radio Aut) ha degli spunti veramente comici.

Provando e dissacrando il mito, lo abbiamo immaginato, oggi, a condurre un suo one-man show. Lui stesso usava il teatro e spesso lo definiva uno tra i momenti più riusciti della sua attività. E inoltre scriveva di sè, si raccontava, come in una sorta di diario. In Peppino ci sono sicuramente degli importantissimi messaggi universali, la sua stessa vita è un esempio incredibile, ma c’è anche l’uomo. Con le sue debolezze e i suoi tanti momenti bui.. E poi c’è il militante politico, il compagno, il cane sciolto”.

Sabato 10 marzo al teatro San Faustino di Sarezzo (ore 21, ingresso 3 euro), invece, sarà la volta di “Baby don’t cry”, spettacolo curato dalla giovane e pluripremiata compagnia Babilonia Teatri (vincitori del Premio Scenario 2007, del Premio Speciale Ubu 2009 e del Premio Ubu 2011 Migliore Novità Italiana) all’interno del cantiere produttivo “Nuovi sguardi per un pubblico giovane” promosso dal Teatro delle Briciole. Lo spettacolo si è sviluppato a partire da un lavoro di ricerca diretto con i bambini di alcune scuole di Parma e affronta il tema del pianto con un linguaggio teatrale pop-rock che è la cifra stilistica originale del gruppo veronese.

Si parla dunque di lacrime. Di come e perché si piange nelle diverse età della nostra vita. Il progetto è nato dalla voglia di affrontare un tema sul quale non si avesse la possibilità di porsi su un piano di superiorità rispetto ai bambini, ma di condivisione e confronto. Piangere è un’esperienza che appartiene a tutti, ma che nelle età della vita assume significati e valori diversi. Ognuno può trovarsi rispecchiato in quel che vede e vivere lo spettacolo come un qualcosa che lo riguarda direttamente. Lo spettacolo procede per alternanze di momenti statici e momenti esplosivi, dove i punti di vista di adulti e bambini sembrano rispondersi a distanza.

Il tutto è pervaso da una dimensione di gioco e condivisione che si manifesta a volte attraverso l’uso che gli attori fanno del loro corpo e della loro voce sulla scena e altre volte dalla costruzione iperbolica e fantastica dei testi. Il pianto è ordinario e straordinario insieme. È quotidiano ed eccezionale, è consuetudine e stupore. È disperazione e gioco, spesso è un ibrido dove è difficile scindere tristezza e gioia, necessità e capriccio, felicità e disperazione, realtà e immaginazione.

Per restituire tutte le valenze che il piangere porta con sé senza fare in alcun modo una graduatoria delle ragioni migliori, si fa ricorso a tutti gli strumenti che il teatro offre: dalle luci alla musica, dalla voce al corpo, dalle parole ai suoni, dalla magia allo svelamento, dai simboli alla meraviglia. Il risultato è uno spettacolo che parla di bambini e con i bambini, ma che cerca di non trattarli come tali.