ROMA – “Tintoretto” al Quirinale. La pittura del ‘500 in mostra

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Finalmente si è aperta  il 25 febbraio una mostra monografica sul grande Jacopo Robusti, meglio conosciuto come Tintoretto. A ospitarla è il palazzo delle scuderie del Quirinale dove rimarrà fino al 10 giugno. Curata da Vittorio Sgarbi, la mostra vuole celebrare uno dei grandi protagonisti della pittura italiana del Cinquecento.

Il soprannome Tintoretto gli derivò dalla professione del padre, quella di tintore, e dalla sua bassa statura (circa un metro e mezzo). Nacque a Venezia nel 1519 e durante la sua carriera dovette competere continuamente con la monumentale figura di Tiziano Vecellio, il pittore più importante della Venezia cinquecentesca. Infatti in quegli anni la triade formata da Tiziano, il poeta e scrittore Pietro Aretino e dall’architetto Jacopo Sansovino, dettò legge nella vita culturale-artistica nel territorio veneto. Malgrado questo, Tintoretto seppe emergere grazie alla sua straordinaria bravura, che gli garantì numerose commissioni tra privati e Ordini religiosi.

La mostra intitolata “Tintoretto” raccoglie una quarantina di opere del Maestro veneziano, evento questo estremamente significativo se si pensa alla difficoltà  nell’allestire un’esposizione monografica su questo artista, in quanto i suoi lavori migliori sono i 69 giganteschi teleri della Scuola di San Rocco e quelli di Palazzo Ducale, non proprio facili da spostare e trasportare. I capolavori presenti in mostra provengono dai più importanti musei Europei, come il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Louvre, i musei di Londra, l’Alte Pinakothek di Monaco, il Prado e il Thyssen-Bornemisza di Madrid, la Pinacoteca di Brera, gli Uffizi di Firenze e l’Accademia di Venezia.

Miracolo dello schiavo

I tre temi, religioso, mitologico e ritrattistico, vengono trattati in mostra attraverso importanti opere: il “Trafugamento del corpo di San Marco” dell’Accademia di Venezia, la “Susanna e i vecchioni” di Vienna, l’”Autoritratto giovanile” del Victoria e Albert Museum di Londra, il “San Giorgio che uccide il drago” di Londra e tanti altri, tra i quali spicca, a mio avviso, lo spettacolare “Miracolo dello schiavo”, eseguito nel 1548 per la Scuola Grande di San Marco e oggi all’Accademia di Venezia.

Questo dipinto possiede una potenza scenografica impressionante, soprattutto de visu, dove tutti i personaggi raffigurati sembrano recitare una parte ben precisa, sotto la direzione del regista Tintoretto. Ed ecco la grande genialità del Maestro veneziano, quella di mettere in scena tutto ciò che dipinge, come se si trattasse di una rappresentazione teatrale, accompagnata da un impetuoso studio compositivo, con espressioni di affollamento e forza impareggiabili.

Questa sua poetica artistica viene riassunta nel 1897 dal grande storico dell’arte Bernard Berenson con queste parole: “Oltre a questo sentimento di un potere irresistibile e di forze gigantesche, e a un grado anche maggiore, il Tintoretto ebbe il sentimento che la ragione di esistere d’ogni cosa è per l’umanità il rapporto di Dio con l’uomo”. Per tutte le informazioni sulla mostra visita il sito internet delle Scuderie del Quirinale.