FIRENZE – Il “divino Michelangelo”: capolavori e artisti di un tempo

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Esattamente il 6 marzo di 537 anni fa nasceva colui che sarebbe diventato l’artista più importante della cristianità rinascimentale: Michelangelo Bonarroti, lo scontroso genio che regalò all’umanità dei capolavori senza tempo.

Michelangelo nacque nel 1475 a Caprese, in provincia di Arezzo, ed era il secondo genito del podestà Lodovico di Lionardo Bonarroti e di Francesca di Neri di Miniato. Dopo la morte della madre, a sei anni venne affidato alla moglie di uno scalpellino, entrando subito in contatto con la sua futura passione e attività, quella di scultore. Portato per il disegno, nel 1487 entrò nella bottega dei pittori Domenico e David Ghirlandaio, dove imparò la tecnica dell’affresco. Il salto di qualità però avvenne quando entrò nel meraviglioso “Giardino mediceo di San Marco” voluto dal Signore di Firenze, Lorenzo il Magnifico.

Fu proprio quest’ultimo ad accorgersi della straordinaria bravura di Michelangelo, tanto da inserirlo a corte. I primi problemi iniziarono nel 1494 quando Carlo VIII entrò a Firenze, facendo fuggire i Medici. Bonarroti, nel frattempo, si trasferì a Bologna fino al 1495, per poi ritornare a Firenze, dove la situazione era migliorata. Nel 1496 finalmente, grazie ad alcune conoscenze che gli garantirono importanti committenze, giunse a Roma, la città che lo consacrerà definitivamente.

Ritornato nuovamente a Firenze nel 1501, nello stesso anno l’Opera del Duomo gli commissionò la colossale statua del “David”, terminata nel 1504, che divenne il simbolo della città toscana. Grazie alla fama acquisita, Michelangelo fu chiamato dal papa Giulio II Della Rovere, massimo committente che poteva sperare un artista, con il quale iniziò un difficile rapporto a causa dello scorbutico carattere che li accomunava.

Ma fu proprio per questo incontro che oggi possiamo goderci uno dei più grandi capolavori della storia: l’insuperabile decorazione della Cappella Sisitina, commissionata da Giulio II al Bonarroti, il quale accettò l’incarico per la sua personalità estremamente ambiziosa, in quanto non sentiva del tutto nelle sua corde la pittura, come invece era la scultura. Morì a Roma all’età di 88 anni, il 18 febbraio 1564.

Per capire quanto Michelangelo fu amato e apprezzato, malgrado il suo caratteraccio, dai suoi contemporanei, basti pensare che Roma e Firenze si contesero la sua salma, tanto che il nipote Lionardo Bonarroti, incaricato dal governo fiorentino di portare il corpo del Maestro in città, dopo aver ricevuto un rifiuto dai romani, fu costretto a trafugare la salma di notte. I funerali avvennero a Firenze in Santa Croce, dove venne tumulato in un sepolcro grandioso, eseguito da Giorgio Vasari, composto da tre figure che personificano la pittura, sculture e architettura.

La titanica impresa della decorazione sulla volta della Sistina (4093×1341cm) impegnò il Maestro fino al 1508, ben quattro anni, durante i quali lavorò su ponteggi molto alti, creando un risultato che ancora oggi lascia a bocca aperta. La stessa reazione avviene davanti al vorticoso “Giudizio Universale”, dipinto dallo stesso Michelangelo nella Cappella Sistina, tra il 1536 e il 1541. Sono queste le due opere più conosciute del Bonarroti, che lo fissano indelebilmente nella nostra mente, proiettandolo nell’olimpo dei grandi maestri dell’arte.

Un semplice artista dal carattere irrequieto, che addirittura sfidò apertamente il Papa, eccentrico personaggio in un tempo a noi lontano, interessato al guadagno e alla fama, Michelangelo Bonarroti fu senza alcun dubbio un gigante di moralità, come dimostrò nella decorazione Sistina con il colore semplice, la razionale proporzione e il racconto storico ridotto all’essenziale, mostrando, in questo modo, la volontà di tornare a una intensa spiritualità come quella del primo Rinascimento fiorentino. Non a caso Giorgio Vasari, pittore, ma soprattutto importantissimo storico e critico d’arte, nelle sue “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti italiani” assicurò fama eterna al pittore toscano, definendolo, quando era ancora in vita, “il Divino Michelangelo”.