E’ proprio da lui. Compiere gli anni nel giorno del funerale.

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Lucio Dalla mi è sempre piaciuto. Ha accompagnato – in sottofondo – quasi tutta la mia vita, fin dalla giovane età. Non amo le grandi adunate ma non persi il mitico concerto in coppia con De Gregori allo stadio di Mompiano.

Da lì in avanti ho seguito solo i concerti di Paolo Conte. Due poeti della musica molto diversi ma – a mio modo di vedere – molto simili.

Mi piaceva il suo modo di fare. Da uomo “stropicciato” ma elegante. Ribelle ma equilibrato. Impegnato intellettualmente ma non banalmente. Maturo ma fanciullo assetato di “sapere sempre nuovo”.

Non sono un esperto di “generi” musicali. Confesso che la musica rappresenta una parte marginale della mia quotidianità, fatta sempre di un tempo troppo corto per essere dedicato alle cose “improduttive”. Poi, se non è musica italiana, faccio anche fatica a capire le parole.

Ma Lucio Dalla, come Paolo Conte e pochi altri, rappresentano uno pezzo di cielo sotto il quale è bello – in qualche attimo di una giornata sempre convulsa – lasciarsi cullare da una musica che genera nostalgia di qualcosa che non riesci a definire, malinconia lieve che ti fa illudere di essere ancora capace di stupire e di stupirti. Sarà l’originalità o l’intelligenza autentica di chi “scrive per distrarsi un po’” ma non lo fa per mestiere e che – anche se sei lontano – non occorre che scriva più forte. Tanto, lo senti lo stesso.

Ciao Lucio. Ci rivediamo tra un po’ nel cielo dei curiosi della vita.