LUMEZZANE – “Il racconto d’inverno” all’Odeon per la prosa

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Al teatro Odeon stasera, giovedì 1 marzo alle ore 20,45, è in programma lo spettacolo “Il racconto d’inverno” di William Shakespeare nell’ambito della stagione di prosa promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune. La pièce, una produzione del 2010 già premiata dal pubblico che si conferma in questa stagione come nuovo grande successo della Compagnia dell’Elfo, è ricca di umori, attraversato da continui colpi di teatro, piacevole e pieno di immaginazione perché il tono impresso è quello della fiaba.

Una fiaba giocata in una cornice scenografica di candide ed eleganti geometrie che in cinque atti conduce dalle atmosfere di grande tensione emotiva della prima parte, attraverso un quarto atto intriso di comicità solare e verso un finale che riconcilia con la vita. Una commedia romanzesca, tra le ultime scritte dall’autore, che rispecchia un momento di riflessione matura e malinconica. Un “Romeo e Giulietta” a lieto fine, dove i figli sono i protagonisti di un percorso di trasformazione che attraversa le generazioni e il ciclo del tempo.

La regia è di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani e la produzione di Teatridithalia. In scena andranno Ferdinando Bruni, Sara Borsarelli (che sostituisce Cristina Crippa), Elena Russo Arman, Corinna Agustoni, Luca Toracca, Cristian Giammarini, Nicola Stravalaci, Vincenzo Giordano, Enzo Curcurù, Alejandro Bruni Ocaña, Camilla Semino Favro e Umberto Petranca. “Ma in inverno è meglio raccontare storie tristi, io ne so una di elfi e di folletti”. Con questa battuta del giovane principe Mamillio si spiega il senso del titolo dell’opera che si colloca tra le ultime composte da Shakespeare.

Secondo la definizione degli studiosi, si tratta di una tragicommedia o di una commedia romanzesca, di quelle che fanno corona a un indiscusso capolavoro come “La tempesta” e che rispecchiano un momento di già matura, malinconica riflessione sull’esistenza. Ambientato in luoghi dal sapore esotico, con una trama ricca di colpi di scena, tra viaggi avventurosi, tempeste e ritrovamenti insperati, il testo narra le vicende di Leonte, il re di Sicilia, che, posseduto da una gelosia cieca e distruttiva, annienta tutto ciò che gli è più caro: la moglie Ermione, i figli Mamilio e Perdìta e l’amicizia di una vita con Polissene, re di Boemia.

I registi ne parlano come di un “Otello senza Iago, dove la gelosia è trattata come un fenomeno puro che, né più né meno dell’innamoramento, può essere repentino e immotivato e non ha bisogno di sobillatori”. Sedici anni dopo, il quarto atto introduce in un mondo bucolico per raccontare l’amore clandestino tra Perdìta (incredibilmente sopravvissuta alla furia del padre) e Florizel, figlio di Polissene. Da qui in poi è un susseguirsi di situazioni comiche ed espedienti drammaturgici che portano dritti verso un finale sorprendente, dove alle classiche agnizioni e riconoscimenti, si aggiunge un’insperata “resurrezione”. Come in un “Romeo e Giulietta” a lieto fine, qui sono i figli lo strumento di riconciliazione dei padri e i protagonisti di un percorso di trasformazione “che attraversa le generazioni e il ciclo del tempo”.

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