BOVEGNO – “Il cammino”, significato e morale del Presepio Vivente

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È il cammino, nel suo significato simbolico e morale, il sottofondo del Presepio Vivente. Il cammino, forse eterno, forse ultraterreno, verso la pienezza della comunità e della comunione tra uomini e con Dio (per chi ci crede). Un cammino che si conclude per ciascuno con un misterioso passaggio chiamato morte.

E le gente di Bovegno ha partecipato numerosa al Presepio Vivente, che ha superato ormai la decima edizione. Don Alberto, parroco di Bovegno, ha coinvolto una quarantina di persone, in massima parte giovani e adolescenti, che hanno lavorato due mesi per preparare il Presepio Vivente.

Nel pomeriggio quasi tiepido di questo strano inverno, il giorno di Santo Stefano, uomini, donne e bambini si sono ritrovati a Nazareth de Sòta, alla casa di Maria, per ripercorrere le sacre tappe di una storia che ha mutato il destino dell’umanità.

Tra rubiconde pastorelle, muli, soldati romani, contadini della Palestina, galline, pecore, cani, i fedeli e i curiosi hanno camminato per il paese, nel passato, nel presente e nel futuro, indirizzando i loro pensieri lungo una strada che in dieci tappe ha incarnato la vicenda cardine della civiltà cristiana.

Si parte da una donna, non a caso forse. Maria, madre silenziosa e mite, dà inizio a un itinerario rivoluzionario. Mentre gli uomini fanno le guerre, inventano processi, sbrigano affari, muovono merci, accumulano denaro, lei Maria e con lei molte altre donne, con la loro sottile presenza ‘tengono botta’ all’arrovellarsi del maschio nel suo universo pugnace e sanguigno.

E il sole, questo strano sole, bellissimo e freddo, non riesce a sciogliere le lunghe ombre invernali mentre Ludizzo, in piena luce, guarda sorridente la processione multicolore che si snoda nel fondovalle. Lo zampognaro accompagna il corteo che lentamente risale, dopo avere costeggiato il Campo Santo, verso la parte alta del paese, verso Piano.

Si cammina, si prega, si canta, si chiacchiera. Un’anziana signora, tra una preghiera e l’altra, spiega all’amica l’importanza di respirare con il diaframma; due signori parlano del lavoro che va via via scemando e dei giovani che sono lasciati praticamente allo sbando…

È un tragitto in salita, è la vita, questa nostra vita appesa a una speranza, per molti certezza, c

he non sarà un cammino inutile. Il percorso si conclude nella piazza di Piano, davanti alla chiesa, dove il Bambinello nella capanna, accoglie, ignaro, l’adorazione dei fedeli e la curiosità degli incerti. E se la processione, gli amici, la sintonia del cammino e la comune speranza, hanno scacciato il freddo dall’anima, ci pensano gli alpini e il Bersagliere, che hanno anche sostenuto il sevizio d’ordine, a scaldare i corpi, con vin brolè, tè e panettone.