Col fiato sospeso su scenari internazionali e interni

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L’inizio di questo nuovo anno è all’insegna di poche matematiche certezze e di alcuni ragionevoli dubbi.

Le certezze riguardano le nuove tasse che saremo costretti a pagare e i costi di luce, gas, trasporti e servizi che saremo costretti a sostenere da qui in avanti.

Riguardano l’irrealizzabilità della favola bella secondo la quale, con questi sacrifici – un giorno – ci sarà restituita un’Italia degli “anni mitici”, con la sua prosperità, la sua leggerezza, le sue prospettive di futuro, di progresso e di crescita, le sue fortissime tradizioni culturali, gastronomiche, linguistiche, il suo solidissimo senso di identità come nazione forte, progredita e sviluppata dove tutto sembra possibile a chi non teme la fatica del lavoro.”

Le certezze riguardano le difficoltà di un mondo sull’orlo di nuove guerre nelle aree tradizionalmente instabili del Medio Oriente dove solo Israele e gli Stati Uniti hanno la capacità di vedere come l’Iran islamico sta diventando una minaccia reale per l’Occidente libero e non solo per la capacità di produrre armi nucleari ma anche per il sostegno che dà – da sempre – al variegato mondo del terrorismo.

Le certezze sono che non si sta facendo nulla per porre un argine concreto allo strapotere di “un nucleo piccolo ma solido di aziende che, dettando le regole, strozzano la concorrenza e gli Stati. Una rete di controllo di banche e multinazionali che tiene sotto scacco i mercati influenzandone la stabilità”. E’ l’immagine, colorita ma efficace, che emerge da una ricerca dell’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo dal titolo “La rete globale del controllo societario” secondo cui 147 imprese nel mondo sono in grado di controllare il 40% di tutto il potere finanziario” (da Repubblica.it). Leggi il documento sulle multinazionali che governano la finanza mondiale.

I ragionevoli dubbi che mi attanagliano la mente riguardano la capacità del nostro sistema politico di capire quanto sta succedendo nella società italiana.

Prendiamo – valido tra tutti – l’esempio sulle reazioni agli attentati che hanno visto nel mirino le sedi di Equitalia. Condannarli è logico e d’obbligo. Ma cercare di capire perché, negando anche di pensarlo oltre che dirlo, alcuni onesti cittadini strizzano l’occhio, è un dovere di chi pretende di essere classe dirigente del paese.

Non son certo tutti terroristi o dinamitardi. Sono solo persone esasperate che stanno raggiungendo il limite sottile che “azzera l’intelligenza di chi ne ha poca e alimenta la rabbia di chi ne ha tanta”. Superare questo limite diventa pericoloso per una società civile. Pensare che da noi non potrà mai succedere è da irresponsabili.

Ma gli appelli che sento in giro fatti dai politici nostrani che vanno per la maggiore servono a poco. Anche gli spot realizzati e pagati dal governo per dire agli italiani che chi evade il fisco “è un parassita” mi sembrano un pericoloso boomerang. Istigano a pensare che un “parassita” esista ma non è certo chi, qualche volta, è costretto a fare “il nero” per sopravvivere.

E’ etico uno stato che preleva, sommando le imposizioni comunali e regionali quasi un 63% del reddito di famiglie e imprese? E che, nonostante questo, nell’arco degli ultimi decenni ha sommato un debito pubblico da paura? Chi sono i responsabili?

Perché mai nessuno ne parla nei talk show serali o nei programmi d’inchiesta, che pure esistono su tutte le reti tv e sono fatti anche bene?

La nostra testata non appartiene al giro dei giornali – su carta e online – “che contano” a livello nazionale. Ma queste cose le abbiamo già scritte in altre occasioni invitando i politici – anche bresciani – a dire la loro sulle questioni concrete che riguardano la vita quotidiana della gente che lavora e investe sul proprio territorio e che vorrebbe anche pagare le tasse onestamente, se fossero eque e servissero a far funzionare un apparato statale che considera i cittadini protagonisti e non sudditi, da spremere come limoni nelle occasioni in cui serve e nel quale apparato statale i primi a dare l’esempio, quando serve, di capacità al sacrificio dovrebbero essere proprio i politici.

A proposito: che fine hanno fatto i tagli al sistema politico?