Lo spread torna volare, i tassi anche. Via alla “fase 2”. Con nuove tasse, naturalmente

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Come si può far fronte a questa nuova emergenza “spread&interessi” dei titoli pubblici? Semplice – dice Monti – basta avviare la “fase 2”. Liberalizzazioni, aiuti alle imprese, sgravi alle famiglie. Semplice!

Intanto leggiamo dai dati Istat che le retribuzioni di novembre, rispetto a quelle di ottobre d’un anno fa, rimangono ferme. L’incremento su base annua è stato dell’1,5%. La crescita tendenziale è la più bassa da oltre un anno, quando si registrò lo stesso dato che risulta il minimo da marzo 1999. Sempre a novembre, e sempre su base annua, il divario tra l’incremento delle retribuzioni e il livello d’inflazione che ha toccato il +3,3% registra una differenza dell’ 1,8 %.

Per quanto riguarda il clima di fiducia dei consumatori, l’indice – sempre secondo l’Istat – crolla da 96,1 a 91,6, il livello più basso dal 1996. Il peggioramento per il clima economico generale con il relativo indice che passa da 83,1 a 77,2. L’indicatore della situazione personale degli intervistati scende da 101,6 a 97,3. Le previsioni a breve registrano un marcato calo, da 88,9 a 82,9. In flessione l’indice sulla situazione corrente, che passa da 102,2 a 98,4. Calano, inoltre, i saldi relativi alle valutazioni prospettiche sul risparmio (da -72 a -85) e sulla convenienza all’acquisto di beni durevoli (da -87 a -99). E ancora, si logorano le aspettative di disoccupazione (il saldo passa da 80 a 86) e quelle generali sull’economia italiana (da -46 a -55). Aumenta da 57 a 65 il saldo dei giudizi sull’evoluzione recente dei prezzi al consumo e cresce da 12 a 58 quello sull’evoluzione nei prossimi dodici mesi. Il pessimismo diffuso è particolarmente marcato nel Nord-ovest e nel Mezzogiorno.

Di fronte a questi numeri la decantata “fase 2 “ finirà con altri aumenti, per esempio l’iva dal 21 al 23. Da gennaio aumentano luce e gas e altri servizi pubblici, mentre per il canone Rai abbiamo già dato. A quando la tassa sull’aria che respiriamo?

Se il governo dei professoroni serviva a questo, bastava dirlo. Avremmo incaricato qualche bravo studente di economia che ci sarebbe costato molto meno e, nel contempo, avrebbe fatto anche uno stage.

Ma i tagli alla casta? I costi della politica? Sì sì, lo so, l’ho già sentita: non risolvono il problema, sono solo una parte infinitesimale del debito pubblico e poi – una democrazia – come fa a non finanziare la politica? Vogliamo che siano solo i ricchi a potersela permettere? Certo che no! E allora paghiamo.

Qualcuno trova che questi ragionamenti siano gretti? Rozzi? Populistici? Qualunquisti? Sarà anche così, ma sono realistici. Di una seria riforma fiscale nessuno parla. Di alleggerire la pressione sulle aziende perchè tornino a investire neanche a pensarci. Di deregolarizzare, sburocratizzare, ridurre lacci e lacciuoli che spingono gli investitori, anche stranieri, a scegliere altri paesi per investire non parla più nessuno.

Le “primavere arabe” sappiamo che fine stanno facendo. Ma di una bella primavera italiana, che parta davvero dalla rete, che sia pacifica, seria, motivata, che coinvolga trasversalmente le generazioni e le classi sociali con la richiesta di una radicale revisione delle regole politiche in senso anglosassone e un totale cambiamento dell’attuale classe politica, che ne dite?