LUMEZZANE – Marco Baliani all’Odeon: “Terra promessa” chiude i 150 anni

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E’ atteso per stasera, mercoledì 14 dicembre alle ore 20,45 al teatro Odeon valgobbino, Marco Baliani che porterà sul palco “Terra promessa. Briganti e Migranti” per chiudere la serie di appuntamenti dedicati ai 150 anni dell’unità italiana. Gli ultimi posti ancora disponibili (ingresso 19 euro, ridotto 16) saranno disponibili anche oggi dalle 11,30 alle 13 e dalle 18,30 alle 19,30 alla biglietteria del teatro e al Punto Einaudi di via Pace in città negli orari di apertura della libreria.

Marco Baliani sulla scena

Maestro del teatro di narrazione, Marco Baliani esplora con la solita passione civile alcune zone oscure della storia dell’unificazione italiana: il brigantaggio attraverso la vicenda del bandito Carmine Crocco, le rivolte contadine e l’epopea degli emigranti. Solo sulla scena, ripercorre gli eventi, ricostruisce le circostanze e illumina i luoghi di quella storia. Ad accompagnare le sue parole, affiorano come apparizioni fantasmatiche i personaggi da lui stesso evocati: un contadino, una popolana, un barone e un soldato piemontese in un mosaico di racconti fatto di voci e punti di vista differenti.

Racchiuso in una scatola luminosa, circondato da un caleidoscopio di immagini proiettate su schermi sovrapposti, compone un affresco amalgamando squarci di vita, memorie e riflessioni. Ecco la storia. 1861-2011: l’Italia festeggia i 150 anni dell’unità nazionale. Nell’anno dedicato alle celebrazioni di quella che fu la realizzazione di un sogno politico condiviso da uomini di stato, artisti e intellettuali, non si può dimenticare che l’unificazione fu un processo difficile e doloroso. Al sud uomini e donne si opposero a un progetto politico che non offriva la possibilità di costruire un futuro dignitoso.

Di fronte a un’unità che si stava realizzando con le armi, si organizzava una resistenza armata destinata a passare alla storia con il nome di brigantaggio. Spietati, ribelli, efferati, i briganti si trovarono a essere strumento di poteri sfuggenti e ambigui, usati e poi abbandonati da quei baroni e proprietari terrieri sempre pronti a cambiar bandiera. La ribellione dei briganti venne soffocata nel sangue, repressa da eserciti e leggi speciali. Il neonato Regno d’Italia schierò contro i contadini quasi la metà del suo esercito e il numero delle vittime, di questa che fu a tutti gli effetti una guerra civile, è più alto di quello totale delle guerre di Indipendenza.

Nella vicenda del bandito Crocco si può leggere la storia emblematica di un’incomprensione, di una disfatta civile, di un’assenza di lungimiranza politica che ancora oggi incide pesantemente sulla storia del nostro Paese. Dall’entusiasmo popolare suscitato dalle promesse garibaldine, in pochi anni la popolazione del meridione si trovò a combattere una disperata forma di rivolta contro l’ordinamento del nascente Stato italiano. Per migliaia di contadini, al termine di quei sanguinosi anni, restò, come scelta obbligata, divenire emigranti.

È questo il destino di otto milioni di contadini, uomini e donne del sud e del nord Italia che negli anni della nascita del nuovo Stato italiano sono costretti a lasciare il Paese. L’attore – autore – regista, che accanto agli assoli come questo (in replica domani a Edolo) ha realizzato spettacoli ispirati all’Unità d’Italia di carattere corale, è una forte presenza sulla scena italiana da oltre vent’anni. “Terra promessa”, in tournée nei teatri dopo il felice debutto al Festival di Spoleto, è firmato con Felice Cappa e Maria Maglietta, le musiche di Mirto Baliani e prodotto da Change Performing Arts – Crt Artificio Milano. Il progetto include anche un film in digitale in programmazione sulle reti Rai.