PEZZAZE – Integrazione possibile e storie di normalità

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Ben vengano i dibattiti sull’integrazione, le iniziative per insegnare la lingua italiana agli immigrati, i convegni per stigmatizzare i comportamenti contrari alle nostre leggi, purché non abbiano lo scopo recondito di cambiare le tradizioni, la cultura e il credo dei padri.

La coppia nel salotto della loro casa

Questa non è una storia da prima pagina (abbiamo già le nostre!), ma una vicenda ordinaria e non banale che spiega la possibilità d’integrazione quando i protagonisti sono dotati di volontà, determinazione e intelligenza. Majidi  Noureddine è nato quarantadue anni fa in Marocco.

Aveva diciassette anni quando arrivò in Italia nel 1994, per i primi tempi si procurò da vivere raccogliendo ortaggi e lavando piatti nelle pizzerie. Poi l’assunzione presso la ditta locale “Olli Scavi” di Pezzaze gli ha garantito una certa stabilità economica e, dopo quindici anni, la possibilità del ricongiungimento familiare. La moglie Souad è arrivata in Italia nel 1999 e la famiglia ha trovato casa a Pezzaze.

Entrambi avevano studiato in Marocco, ottenendo il diploma in matematica e fisica. Majidi fa l’operaio e poiché la ditta in cui lavora si occupa principalmente di strade e fognature, si trova tutto il giorno all’aperto impegnato in un’attività abbastanza pesante. Per non farsi mancare niente decide di iscriversi al corso serale per geometri. Per tre anni, tutti i giorni, smessa la tuta e preparata la cartella, scende dalla valle e si siede al suo banco fino alle undici di sera.

Quest’anno ha conseguito il diploma che gli potrà servire per una riqualificazione in ambito lavorativo e certamente gli servirà per orientarsi nei meandri della burocrazia da un ufficio tecnico all’anagrafe, dall’agenzia delle entrate al catasto.

Il mese scorso, trascorsi i termini di legge, ha ricevuto la cittadinanza italiana e con lui le sue due figlie, mentre la moglie dovrà aspettare ancora qualche mese. A scuola non sono stati in grado di spiegargli il perché. La prima domenica di settembre si festeggia a casa di Nourreddine: ci sono i compagni, i professori, la moglie e le bimbe. Loro frequentano regolarmente la scuola elementare del paese e si trovano bene con i compagni, come il padre con i colleghi. Indietro non si torna.

Forse abbiamo la memoria corta quando non ci ricordiamo che anche l’Italia è stata terra di migranti, e non si tratta solo dei meridionali, perché ogni regione ha contribuito alla crescita e allo sviluppo di altre nazioni. A Pezzaze si deve scegliere: se giri l’antenna a destra vedi le reti nazionali, a sinistra la TV del Marocco (ogni riferimento politico è puramente casuale). Lui ha scelto Aljazira perché vuole vedere documentari della sua terra e della sua cultura, sentire notizie e tenersi informato sugli sviluppi della “Primavera Araba”.

Esattamente come un italiano in Germania seguirebbe il “Festival di Sanremo”, e visto il livello di molti nostri programmi televisivi forse ha ragione lui. Una bella giornata a casa dell’ex straniero con le due bimbe e la moglie che parla perfettamente l’italiano; loro bevono bibite o acqua, noi l’Amarone che, abbiamo sentenziato, accompagna egregiamente un coloratissimo piatto di cous cous. Questa è vera integrazione. In bocca al lupo Majidi.