La manovra del governo Monti

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Mi sono volutamente tenuto lontano, per qualche giorno, dalla voglia di commentare la manovra del nuovo governo.

E’ stata durissima – inutile negarlo – soprattutto per i pensionati e i lavoratori a reddito fisso. Ma anche per tutti i consumatori, con la stangata sulla benzina e sul gasolio, che arriva dopo che l’energia elettrica era già salita del 26% in un anno a causa del rincaro del petrolio.

Hanno messo le mani nelle tasche degli italiani, prelevando risorse che non saranno destinate ai consumi e nemmeno agli investimenti perché le aziende non hanno visto ancora nulla se non chiacchiere. Promesse di sgravi per aziende che assumeranno giovani e donne ne sono state fatte. Ma quale azienda assume dipendenti quando i mercati si contraggono? Temo che non ne verremo fuori bene.

Lacrime e sangue ci avevano promesso e hanno mantenuto. Quel che non hanno mantenuto – invece, e c’era d’aspettarselo – sono state le promesse di ridurre i costi della politica. Monti ha suggerito di cercarli tra le pieghe della manovra. Sì, hanno ridotto qualcosa nelle giunte provinciali e in qualche altro ente locale del tutto marginale.

Di ridurre i costi della casta romana neanche a parlarne e, anche se uso lo stesso linguaggio, non sono leghista. Sono realista. La politica non è scomparsa dalla scena. Sta lasciando fare ai professori quello che non avevano il coraggio di fare loro.

Perché – parliamoci chiaro e su questo non ci sono dubbi – non c’era molto altro da fare e l’avremmo, tecnicamente, saputo fare anche io e i miei studenti dell’istituto professionale. Il problema è che senza riforme strutturali vere tutti i sacrifici saranno inutili e fra dieci anni saremo punto e a capo.

Vi ricordate la manovra Amato del 92? Quanti anni sono passati? Stiamo ancora sentendo che le altre nazioni europee sono meglio attrezzate di noi ad affrontare le emergenze perché le loro pubbliche amministrazioni funzionano, perché il costo della loro classe politica è meno della metà del nostro, perché il loro mercato del lavoro costa meno ed è più flessibile,  perché la struttura sociale ed economica è più favorevole allo sviluppo industriale. Le stesse cose di vent’anni fa.

E le stesse facce di vent’anni fa. Erano democristiani e sono pdl o unionisti di centri o pd. Erano comunisti e sono pd. Erano missini e sono ancora lì, tutti a ripetere le stesse cose.

E non gli passa nemmeno per la testa di cercarsi un altro lavoro. Di ridursi gli stipendi o le pensioni che prendono dopo, badate bene, una sola legislatura.

A casa dopo due legislature e senza la pensione, perché dopo dovrebbero tornare a fare il loro vero lavoro. Eletti solo la metà di quelli attuali e per la metà degli attuali stipendi: questa sarebbe la riforma vera della politica in Italia.

Chissà se Monti la pensa esattamente così.