E’ l’ora della consapevolezza

0

Nel precedente editoriale affrontavo il delicato argomento di un eventuale ritorno alla lira elencando una serie di possibili scenari prossimi futuri da “day after tomorrow”.

Li riassumo brevemente per sommi capi:

1) la nuova moneta sarà svalutata del 30/60 %. Questo comporta che la banca centrale stamperà tante banconote mentre redditi fissi, stipendi, pensioni rimarranno fermi al livello attuale. Se la moneta si chiamerà  ancora lira chi percepisce uno stipendio di 1300 € percepirà 1300 lire nuove.

2) Se lo stato svaluterà del 60% la nuova moneta manterrà costante la propria ricchezza rispetto al resto del mondo a danno della ricchezza dei suoi cittadini, sia quella monetaria che da redditi da lavoro. Lo Stato non farà altro che aumentare del 150% la moneta in circolazione in modo tale che chi prima aveva, ad esempio, l’1% della massa monetaria nazionale, dopo la svalutazione possiederà solo lo 0.4% della massa monetaria nazionale.

3) Gli acquisti dall’estero ci costeranno più cari dello stesso 150% di cui è aumentata la quantità di moneta in circolazione, perché chi vende vorrà guadagnare le stesse somme di denaro. Per esempio la benzina passerà da 1.5 € al litro a 1.5 lire al litro e dopo la svalutazione del 60% passerà a 3.75 lire al litro mentre – ovviamente – stipendi, pensioni e tutti i redditi fissi saranno sempre gli stessi.

4) Il lato opposto della medaglia è che diventeremmo un paese molto appetibile per chi acquistasse prodotti italiani: auto, abbigliamento, turismo e questo potrebbe far ripartire l’industria e la produzione di beni e servizi. Chi potrà aumentare i prezzi lo farà, chi ha un reddito fisso diventerà più povero. La banca UBS ha valutato lo scenario di un default dei paesi a debole economia come l’Italia, con svalutazione del 60%, sulla base delle esperienza precedenti quali ad esempio l’Argentina. UBS ha calcolato che il costo pro capite medio di un default potrebbe essere di 9500/11500 € per il primo anno per poi ridursi a 3000/4000 € negli anni seguenti. A conti fatti una famiglia media composta da  3 persone perderebbe tra i 9 mila e i 12 mila euro all’anno.

5) Mentre lo Stato, stampando più banconote, avrà più soldi per pagare gli stipendi pubblici e le pensioni che rimarranno costanti, avrà realizzato una reale diminuzione della spesa pubblica a scapito dei redditi fissi che saranno tagliati del 60% rispetto a molti beni.

6) Una ulteriore conseguenza potrebbe essere che più nessun produttore di materie prime fondamentali come il petrolio potrebbe volercele vendere, vedendo in noi un paese fallito. I paesi, come le aziende, che falliscono sono considerati cattivi pagatori da mettere nelle “black list”

7) Un aspetto positivo potrebbe essere, negli anni a venire, un graduale assorbimento della grande massa di giovani disoccupati nelle industrie che riprenderebbero fiato grazie alle esportazioni.

Ho ricevuto molte lettere di lettori preoccupati e incerti sul loro futuro e quello dei loro figli, e questo mi è parso da gente normale. Ho ricevuto anche molti vaffa, con relativo inno all’italica moneta del vecchio conio, la benvoluta. E questo mi è parso da incoscienti.

Non mi disturba affatto il linguaggio forte, a volte da trivio. Chi di noi non l’ha usato, in certi casi. Mi disturba la stupidità di chi non vuole analizzare le situazioni reali scaricando la colpa, sempre e comunque, su qualcun altro: i tedeschi, i burocrati, i francesi, i politici, Berlusconi, ecc.

Noi mai alcuna colpa. Siamo sempre esenti. Anche se magari per anni abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità accendendo prestiti per la tv in “hd”, l’iphone a 32 bit, le vacanze esotiche, l’auto sportiva, l’abito griffato. E abbiamo voltato la faccia dall’altra parte, pensando che null’altro – se non il nostro ombelico, per usare un’espressione elegante – ci poteva riguardare.
Sono passati i tempi belli dell’incoscienza.

E’ il momento della consapevolezza, della partecipazione che in democrazia si esprime con il voto. Se usciamo dal tunnel senza troppi danni – prima o poi – entreremo ancora nelle urne per votare. Cerchiamo di ricordarci tutto, anche i nomi di chi ha preso buste e fatto gli interessi propri anziché quelli della comunità.