“Fate presto che è tardi”, ma con calma

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Il Foglio.it di Giuliano Ferrara di ieri riportava alcuni brani interessanti ed eloquenti del Ferrarapensiero e di quello di molti innamorati del Cav.

Sentite cosa scriveva l’Elefantino della bretelle rosse: “Ai mercati non interessa un governo tecnico, con la democrazia sospesa e la politica impiccata. La crisi di fiducia riguarda l’Europa e il governo dell’euro, cosa che questo giornale in corsa solitaria contro il luogo comune fazioso antiberlusconiano ha ripetuto per mesi […] La situazione è surreale e drammatica […] Eccoci dunque con i rendimenti raddoppiati dei titoli a breve, una piccola catastrofe ingigantita dalla mortifera situazione borsistica, e con Lady Spread che scorrazza per ore oltre quota cinquecento, tranquilla, elegante e molto eloquente. Invece siamo nel fondo di un pozzo politico dal quale risalire sarà arduo. Una maggioranza tripartita che si vergogna di esserlo (nata com’è all’insegna della rinuncia alla sovranità politica democratica), che combina vertici segreti a Palazzo Giustiniani (il luogo giusto, il palazzo della Massoneria) con il Preside del consiglio di facoltà, un tris di segretari impotenti (Bersani, Alfano, Casini) che passa da dietro, dalle porte laterali, per non farsi sorprendere. […] Negli anni Settanta con l’emergenza economica e l’emergenza terrorismo fu praticato il compromesso storico. Una cosa grande, a confronto con questo tripartitismo di sottogoverno che si presenta in scena e si annuncia nel peggiore dei modi […] Il dramma continua, e lo si recita come fosse una farsa. Un Monti impacciato fa il bravo scolaretto davanti ai due già ilari direttori didattici dell’Europa virtuosa, il ritmo della danza è pachidermico, e tutti stanno zitti, tutti  giocano ai finti tonti, ai sobri, ai lodenvestiti che tra una Trilateral e l’altra stanno facendo strame di un paese imbocconito”.

Come si fa  – non dico – a non condividere, per questo basterebbe essere berlusconiani, ma – almeno – a riflettere attentamente su queste osservazioni?

Vi ricordate quando pareva che – se il Cav non avesse dato immediatamente le dimissioni e non fosse stato immediatamente formato un altro governo – l’Italia sarebbe precipitata in una catastrofe economica e d’immagine non più risanabile?

Sono passati solo pochi giorni e sembra un secolo. Durante il quale – anche in Europa, oltre che su tutta la stampa che fa riferimento al centrosinistra – tutti a raccontarci che finalmente siamo ben rappresentati, seri, sobri, ben accetti nei circoli europei che contano. “Mariò”, l’amico del nanopresidente, ha fatto il miracolo.

Ma – in concreto – cosa è successo? Ha ragione Ferrara. Lo spread è sempre là, impiccato sopra quota 500. I rendimenti dei nostri titoli di stato sono arrivati vicino all’8% e il governo sta “pensando” a riforme “impressionanti”. Sarebbe bello che anche noi italiani rimanessimo impressionati. Basterebbe ci dicessero cos’hanno in mente. E magari fare presto, perché è tardi (come direbbe Greggio).

Invece i rappresentanti tripartiti, prima avversari e ora alleati, nelle rare occasioni in cui s’incontrano in tv continuano ad accapigliarsi. Quelli di centrosinistra con il ritornello che il governo Berlusconi ha combinato disastri, quelli di centrodestra a difenderne l’operato.

Ma quello che più mi infastidisce – lo confesso –  sono le parole che escono dalla “bocca di Bocchino”. Sorride sempre, interrompendo gli altri, e punzecchia. Con quell’aria strafottente di chi è certo di essere invidiato da tutti gli italiani perché è bello e molto maschio. Che dire? Se è vero che i cittadini meritano i politici che si sono scelti ho l’impressione che anche noi abbiamo poco sa sorridere.

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