Si è inceppato il meccanismo

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La situazione si complica. La Germania ha visto andare malissimo la collocazione dei bund decennali: più della metà invenduti. La Francia è prossima alla perdita della fatidica tripla “A” e quel giorno titoleremo “ah, ah, ah” facendoci tre Sarkorisate alla faccia del francopresidente famoso per avere la testa grande, ma anche questa è un’illusione: è il corpo ad essere  piccolo, per questo la testa sembra tanto grande. E se anche Fitch ha avvisato Parigi, è solo questione di settimane.

Dalla speranza di una ripresa ci stiamo avviando alla certezza di un “doppio tonfo”, ossia una nuova recessione nel 2012.

Vediamo un po’ di numeri. Fatto 100 la base della statistiche, elaborate dalla Fondazione Hume su dati Cerved, Istat, Inps, gli occupati in cassa integrazione sono passati a 401,49 nel 2009 e a 528,70 nel 2010; i fallimenti sono stati 125,19 nel 2009 e 149,97 nel 2010; i posti di lavoro per abitante 97,58 nel 2009 e 96,57 nel 2010.

In sostanza un incremento del 53% della cassa integrazione in due anni, del 50% dei fallimenti nello stesso periodo e un calo del 3,5% dell’occupazione per abitante. Cosa si è inceppato? Le imprese non investono più a causa della restrizione dei mercati; non si fanno più straordinari e gli ammortizzatori sociali come i contratti di solidarietà e la cassa integrazione non riescono più a mantenere il livello di capacità d’acquisto della forza lavoro; la capacità produttiva delle imprese è gravemente compromessa.

In poche parole stiamo diventando più piccoli. Mentre per far fronte all’enorme debito pubblico dovremmo crescere. Non crescendo dovremo far fronte al debito aumentando le tasse o riducendo le spese. Non c’entrano più le ideologie. Basta destra o sinistra. Solo fredda, incontestabile matematica. Di fronte alla quale tutte le chiacchiere stanno a zero. Non esiste nemmeno più l’alibi Berlusconi – ormai – in altre faccende affaccendato.

Come se ne esce? Non saprei dirlo, francamente. Ma io, pur facendo il professore, non insegno economia, non faccio il premier e non mi chiamo SuperMario. Mi limito ad osservare e a riportare fedelmente ai nostri lettori. Non ho neanche fatto la Bocconi, figurarsi se so come uscirne.