SuperMario contro superspread

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La classe non è acqua. E la partenza era stata di prim’ordine. Aplomb anglosassone con inserti elvetico- tirolesi, maglioncino in cashmire d’ordinanza durante le interviste davanti al caminetto acceso, una perfetta conoscenza delle lingue straniere e via, andare!

Peccato che superspread non si sia accorto del vento nuovo che spirava sulla politica italiana e sia rimasto impiccato vicino a quota 500, qualche volta anche di più. E peccato che neanche la magistratura si sia accorta del vento nuovo che spirava.

Nell’inchiesta su Enav hanno beccato con le mani nella marmellata molti dirigenti d’impresa e imprenditori che hanno coinvolto anche politici candidi come quelli del “biancofiore” – intendiamoci – innocenti fono a che non si saranno espressi i giudici fino al secondo grado. Si sa, siamo tutti garantisti.

Ma non siamo stupidi. E allora abbiamo capito che il male assoluto non era rappresentato dal Cav. Che pure ne ha combinate tante, di “cazzate d’immagine”, che non ho mancato di sottolineare.

Ma ha fatto bene a dimettersi. Anche se nessuno è mai riuscito a batterlo in parlamento. Hanno brindato nelle piazze, gli “statisti” suoi avversari di sinistra, convinti di avere vinto. Ma non si sono accorti che il problema non era Berlusconi.

Berlusconi era il “loro” problema, perché al voto, fondamento di ogni democrazia parlamentare, non ce l’avevano ancora fatta. Il nostro problema rimane il governo dell’economia, rimangono le misure concrete contro la crisi, qualche intelligente personalità politica, credibile in Europa, che tessa la tela di un’idea di politica unitaria nuova, con strumenti di rapporto tra gli stati che non siano lasciati alla discrezione di freddi burocrati nominati dalla politica e non dai cittadini.

Poi – lo so anch’io – ci rimane solo da piangere lacrime e sudare sangue. Nei prossimi giorni ne vedremo delle belle con il governo dei professori lanciato sulla strada delle misure anticrisi. Peccato che a pagare saremo ancora noi gente che lavora, dipendenti e piccoli imprenditori, titolari della prima casa e possessori – ancora – di qualche piccolo risparmio faticosamente sudato.

Ma quando inizieranno i sacrifici per i politici? Quando una legge che dimezzi i parlamentari e anche gli stipendi della metà di loro che rimarrà in parlamento? Se mai accadrà, quel giorno ci sarebbe davvero da andare in piazza a brindare, magari con champagne francese, anche se i “mangiarane” d’0ltralpe mi stanno sulle balle più di chiunque altro.