ODOLO – Il convivio cibo per l’anima e il corpo con il Rotary Brescia Est

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(di Orso Belgiovane) Odolo è un paese che con il ferro e il fuoco ci sa fare. E il fuoco è stato l’elemento latente della serata del Rotary Brescia Est dedicata allo spiedo: si sa quanto il fuoco, la brace, sia importante per fare un ottimo spiedo. È il giorno 15 di questo novembre quasi primaverile, che offre giornate splendide, albe terse e lune romantiche.

Patrizio Ferraglio racconta ai partecipanti la storia dello spiedo bresciano

È un martedì che sarebbe totalmente anonimo se la serata non offrisse un incontro informale su un tema tanto intrigante, goloso e vasto come può essere lo spiedo. Il Rotary Brescia Est ha scelto per il convivio la trattoria ‘Al Bivio’, a Odolo, appunto, dove si mangia uno dei migliori spiedi dell’universo conosciuto. Si arriva alla spicciolata, ci si saluta, si sorride, si scambiano battute; c’è chi fuma una sigaretta sfidando il gelo e rimirando la luna che inizia ad essere calante.

Ci si siede a tavola, allegri ed espansivi. Arriva la minestra sporca e poi le gialle polentine, fatta con una farina particolare, integrale, ciascuna su di un piccolo tagliere. Finalmente è l’ora di sua maestà lo spiedo.

Il cicaleccio si abbassa sino a divenire sussurro; gli occhi si beano di una serie di colori terrigni, ancestrali, che riportano alla fertilità dei terreni. Il giallo del grano, il marrone dei campi arati e i sorrisi delle signore (‘L’eterno femminino ci attira in alto’ ci dice Goethe nel ‘Faust’) riportano lo spirito verso tranquilli lidi di pace e armonia.

Francesco Gabrielli, presidente del Rotary Brescia Est, gentilmente ci spiega il perché di questa serata: “Il nostro club vive sul territorio e all’interno di esso promuove ‘service’ in preponderanza a carattere sociale. Questa attività è resa possibile grazie ai nostri soci che giornalmente in modo disinteressato mettono a disposizione le loro capacità e la loro esperienza. L’evento conviviale dello spiedo, nel solco delle tradizioni della nostra terra, ha l’obiettivo di cementare e far crescere l’amicizia fra di noi. Questo nostro affiatamento è il vero propulsore per raggiungere gli obiettivi che ci proponiamo”. Si mangia quindi in allegria opulenza.

Alla fine però c’è anche una relazione sullo spiedo. Tanto per aiutare il metabolismo notturno. Prende la parola Patrizio Ferraglio che propone una riflessione dal titolo ‘Spiedo: tra storia, attuali (per)versioni e metafisica’. Un titolo ponderoso se non fosse ironico “Questa è una riflessione iperbolica” sottolinea infatti Patrizio in apertura. Così è. Partendo da brevi accenni storici, passando attraverso contaminazioni filosofiche e scientifiche (parla anche di ‘orizzonte degli eventi’ e di ‘singolarità tecnologica’), confrontando spiedo bresciano e kebab (orizzontale il primo, verticale il secondo) fa assumere allo spiedo una valenza addirittura morale.

Ponendo l’accento sulla convivialità e sul valore spirituale dell’armonia tra le persone, identifica nello spiedo aspetti reconditi e inconsci che fanno di questo piatto l’elemento principale di una appagante ed esclusiva liturgia le cui fluttuanti vibrazioni provengono dal big bang della storia dell’uomo: la capacità di dominare il fuoco. È la condivisione il principio che sta alla base dello spiedo: condivisione della preda e della propria personalità. “Lo spiedo – sintetizza Patrizio – è l’ecumenismo fatto carne”.

Patrizio elenca, quindi alcune regolette per onorare in maniera consona il piatto simbolo della brescianità: non si mangia lo spiedo d’estate (è un piatto tardo autunnale, legato al passo degli uccelli; è un pasto condiviso con la tribù come promessa che la stagione fredda non sarà sterile); va mangiato in piena libertà fisica e spirituale, con amici stimati e con poche regole di galateo ed etichetta; fondamentale la polenta al centro della tavola: è il sole, fonte di vita; fondamentale anche il vino rosso, gagliardo e speciale, simbolo di fertilità; prima di magiare lo spiedo sarebbe opportuno fare una lunga passeggiata tra malghe e prati per immergersi nei profumi e negli afrori, nei colori e nei calori che offre natura in questa stagione che precede il letargo invernale.

La relazione di Patrizio termina con una considerazione: di fronte allo spiedo è doveroso spingere, gioiosamente, il proprio pensiero oltre il semplice sapore e profumo, oltre la materialità del cibo, per avere una visione della storia dell’uomo, scandita da morti e sofferenze, ma anche da spiritualità, calore umano e leggerezza dell’essere. È cosa inutile? Patrizio cita Oscar Wilde “Niente è più necessario all’uomo del superfluo”. E qui si chiude la serata.